Lo scherno è più amaro del danno

Anche un’immagine può rendere, essa sola, l’idea del filo che, già esile, si spezza inesorabilmente. L’attimo che immortala il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, mentre ride di un gruppo di manifestanti all’interno dell’Aula dedicata a Pietro Battaglia durante la seduta del Consiglio Comunale svoltasi due giorni fa, è l’istantanea di un rapporto ormai consunto, o più probabilmente mai nato, tra il profeta della “Svolta” invisibile e l’opinione pubblica. Non ha importanza cosa passasse per la testa del Primo Cittadino in quei momenti, quale sia stata la causa che lo ha indotto ad una reazione simile: rimane, fissa, una amara sensazione di definitivo scollamento tra le percezioni vissute all’esterno di Palazzo San Giorgio e le reazioni di chi, lì dentro, non riesce a farsi interprete di un sentimento collettivo. Quale che sia l’origine, sorriso isterico o figlio della difficoltà del momento o, ancora, forzato per fingere una tranquillità in realtà inesistente, l’effetto spalmatosi sulla pelle dei reggini e bruciata dalla convinzione che quelli attuali siano “amministratori per caso”, è di una sgradevole derisione. Non importa neppure che i manifestanti fossero appartenenti a due movimenti politici di destra: sulla tribuna di fronte ai banchi della presidenza non erano, agli occhi di Giunta e Consiglio, militanti del Movimento Nazionale per la Sovranità ed Alleanza Calabrese (che, in quanto tali, avvertono, comunque, il legittimo istinto di porsi come avanguardia di una vasta area di dissenso nei confronti dell’operato del sindaco e della sua maggioranza), ma cittadini mossi dal desiderio di esternare pubblicamente la disapprovazione nei confronti dei gestori della “cosa pubblica”. Colpisce, in modo particolare, l’incapacità da parte di colui che si dovrebbe ergere, in modo naturale, a figura positiva di riferimento per chiunque, di reggere la parte scelta in commedia. Ne “La vita quotidiana come rappresentazione”, il sociologo canadese Ervin Goffman pone l’accento sulle differenze comportamentali che separano l’interazione tra gli individui nello spazio pubblico ed in quello privato. Per esplicitare la sua teoria, utilizzò le metafore del palcoscenico e del retroscena, proprio per evidenziare la frattura esistente tra l’atteggiamento assunto in pubblico e le modalità dell’agire nei confini del privato. Nell’occasione, Falcomatà, perfettamente riprodotto nel beffardo sorriso del vicesindaco Armando Neri, ha dato una pessima prova di “recitazione”. Impreparati entrambi ad affrontare il “pubblico” nelle forme consone ai ruoli che ricoprono. “Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per i fondelli tutti per tutto il tempo”. (Abraham Lincoln)

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