Lo scandalo brogli allarga nella sinistra reggina la frattura tra intrighi sfacciati e passione civile

“Uno dei capisaldi della sinistra era, fino a pochi anni fa, il richiamo alla necessità, da parte della politica, di ‘arrivare prima della magistratura’, il che significava agire con rigore nel censurare e scoraggiare i comportamenti devianti prima ancora che essi arrivassero a costituire un reato. Ci aspetteremmo, almeno, che questa equivoca ‘sinistra’ di oggi si occupasse dei comportamenti devianti se non prima dell’intervento della Giustizia, almeno dopo, sia pure per chiarire di fronte all’opinione pubblica”. Pensiero e parole di Stefano Morabito, motore dell’Associazione “La Cosa Pubblica”, che fanno prendere l’abbrivio ad una considerazione generale su azioni e reazioni della sinistra trovatasi anch’essa, al pari dell’uomo della strada, ad apprendere, con incredulità mescolata a sane dosi di indignazione, dei metodi sudamericani adottati da qualche “parente ricco” del centrosinistra reggino nell’approccio alla Messa laica delle elezioni.

Anche su quel versante sono stati chiusi tutti gli accessi ad una docile indulgenza riservando l’ingresso solo a prese di posizione pubbliche segnate da una fermezza risoluta. Da Luigi De Magistris, candidato della coalizione di sinistra alla presidenza della Regione allo stesso Stefano Morabito ed a Saverio Pazzano, con i Movimenti La Strada e Riabitare Reggio. L’ex magistrato non ha esitato a pronunciare una requisitoria incalzante per seppellire con cumuli di rabbia stizzita il comportamento di chi, come Antonino Castorina, figura apicale del Partito Democratico e del centrosinistra tutto e sospeso quando i buoi erano già scappati dalla stalla, ha ricoperto di sterco l’intangibilità del diritto al voto del popolo. L’attuale sindaco di Napoli ha visto in questa macchinazione spregiudicata “un sistema moralmente disgustoso” avvisando che esso “non può essere derubricato a semplice fatto isolato, né il PD può pensare di limitarsi ad una sospensione, perché al centro rimane il problema di un sistema che dà la possibilità a personalità del genere di emergere, rappresentare la cittadinanza, determinare scelte politiche da protagonista, come punta di diamante”. Concetti che non si prestano ad alcuna minimizzazione ma che, anzi, fanno da trampolino ad “un no netto a chi ha partecipato – è l’inappellabile verdetto emesso da De Magistris – alla costruzione di una classe dirigente spregiudicata e inaffidabile, che ha fatto del consenso elettorale ad ogni costo l’unico obiettivo e l’unica selezione dei propri rappresentanti. Rappresentanti rafforzatisi nella clientela, in una terra costretta al bisogno”. L’aspirante presidente della Regione ha colto con preoccupazione il tradimento ai danni dei reggini da parte di chi ha fatto del voto “merce di scambio”. Le medesime angustie che crucciano Morabito, il quale, ponendo l’accento, con altrettanto rigore, sulla “corruzione del processo elettorale, il diffuso malcostume politico e la macroscopica questione morale”, ha messo alla berlina il “deprecabile esercizio di mutismo e le goffe difese d’ufficio” dell’Amministrazione Falcomatà. Una questione morale sollevatasi con urgente imperiosità a causa della “gravissima alterazione del voto, la cui minimizzazione è già di per sé una vergogna indelebile per chi prova goffamente a realizzarla” e che va a riempire con ignominia e sconcezze un “deplorevole panorama di arbitrio, clientelismo, opacità”. Valutazioni che non concedono nemmeno un margine minimo ad una qualche forma di accondiscendenza assente anche nella dissertazione di Pazzano. Il consigliere comunale, al cospetto di un’indagine che getta delle ombre, oscure ed inquietanti, sul comportamento dell’Amministrazione passata e di quella attuale e sull’andamento delle elezioni amministrative del settembre scorso”, si concentra sul discredito che ricopre l’attuale Amministrazione, in qualche modo delegittimandola”. Scrutando il “quadro ambiguo, desolante e di sciatteria amministrativa” che Reggio è costretta a fissare con sguardo schifato, La Strada deplora la teoria infondata che poggiava sulla presenza di ‘mele marce’, e parla, apertis verbis, di ‘sistema’. Accantonando, quindi, tatticismi ed equilibrismi, la sinistra reggina potrebbe aver individuato nello scandalo brogli quella linea di separazione chiara e definita tra due mondi che, oltre a non aver nulla da dirsi, devono arrivare allo scontro finale: il redde rationem definitivo tra gli intrighi disonesti e la passione civile.

Contenuti correlati