Entusiasmo, cambiamento, verità. Sono queste le parole chiave della lista “La Restanza” che si presenta ai nastri di partenza con la voglia di stupire e l’intenzione di avviare un nuovo corso. A guidarla c’è Adriano Tassone, giovane che ha già calcato le scale del palazzo municipale e che vuole tornarci da protagonista. Dalle sue parole emerge la visione di un gruppo desideroso di mettersi alla prova ed al servizio dei serresi.
- La sua squadra, pur civica, nasce dalla fusione di anime politiche diverse. Su cosa poggia la sintesi raggiunta?
È un progetto che parte da lontano ed è stato condiviso con tutte le anime che compongono la lista. È vero, tra candidati e sostenitori ci sono sensibilità diverse, ma non ci nascondiamo dietro un civismo di facciata. Il movimento è civico perché è nato da un progetto che guarda solo all’amministrazione locale. Nessuno può considerare “La Restanza” un trampolino politico per costruire carriere, ma allo stesso tempo nessuno pretende che gli altri rinneghino le proprie idee. È proprio dalle esperienze e dalle idee diverse che abbiamo tratto la maturità per giungere a un sentire comune. Più che una sintesi, lo considero un fattore di arricchimento reciproco che ha trovato piena espressione nel programma che abbiamo redatto.
- Non ha mai nascosto l’obiettivo di arrivare a questa candidatura. Perché ha insistito tanto, anche quando – dall’esterno – sembrava difficilissimo?
Capisco che possa sembrare strano ma, sinceramente, non c’è stato alcun tatticismo, è stata un’evoluzione politica naturale del gruppo cementata dal dialogo costante tra le forze che fanno parte del movimento. Niente imposizioni, nessuna investitura dall’alto, nessun diktat di partito. Sono circostanze che nessuno può smentire e che oggi rappresentano una testimonianza della solidità del progetto politico che stiamo portando avanti.
- Dalla sua parte ci sono tanti giovani e, sullo sfondo, la presenza di esponenti dal passato politico di un certo peso. Che peso ha ognuna di queste due componenti?
Partiamo da un presupposto, anzi una peculiarità che solo “La Restanza” può vantare tra le liste in campo: nessuno dei nostri candidati fa politica per mestiere. Non è un giudizio etico verso chi lo fa, intendiamoci, ma questo ci dà la libertà di non essere ossessionati dal conquistare, o dal mantenere, una poltrona. La conseguenza è che c’è un approccio orizzontale, condiviso, per cui chi ha maggiore esperienza la mette a disposizione del collettivo, che a sua volta si alimenta dell’entusiasmo e della freschezza di chi si avvicina alla politica per la prima volta. Anche questa è una ricchezza.
- Che giudizio dà all’Amministrazione uscente?
Il giudizio più importante lo daranno i serresi il 24 e 25 maggio. Il mio punto di vista, per carattere e per formazione politica, non è mai frutto di un pregiudizio per cui tutto è negativo e tutto è da cancellare. È chiaro che qualcosa è stato fatto, ma è stato fatto poco e male. Senza una visione d’insieme, senza coinvolgimento del tessuto sociale, economico e culturale locale, soprattutto senza mai un indirizzo politico chiaro e senza una programmazione strutturata. Un’amministrazione di retroguardia, a dispetto delle apparenze, che ha navigato a vista subendo le situazioni e i problemi invece di governarli. E che ha provato a dare risposte in maniera confusa, sfilacciata, finendo poi per ricorrere sempre ai tentativi di distrarre l’opinione pubblica dalle proprie lacune. Sarà difficile però nascondere una realtà che è sotto gli occhi di tutti. E sottovalutare l’intelligenza dei serresi potrebbe rivelarsi un grave errore.
- Quali obiettivi pensa di raggiungere in caso di elezione?
Serra ha bisogno innanzitutto di normalità, di pacificazione sociale. Serra è storia, cultura, spiritualità, natura, ha un patrimonio inestimabile. Eppure negli anni la comunità soffre sempre di più, i problemi si aggravano, i servizi diminuiscono, i diritti arretrano, le occasioni sfumano. Bisogna chiedersi se questo declino sia stato quantomeno frenato o se sia necessario cambiare radicalmente approccio, visione amministrativa. Noi pensiamo di sì e abbiamo costruito un programma che non è basato su promesse, ma su scelte precise, concrete e realizzabili. Nessuno ha la bacchetta magica, ma cinque anni sono sufficienti per rimettere ordine, dare una direzione e costruire basi solide per un futuro diverso. Cito poche cose: la creazione di un Museo diffuso che congiunga ciò che già abbiamo in un percorso culturale e turistico da San Rocco a Santa Maria, con punti di riferimento riconoscibili e interconnessi; l’istituzione di uno spazio “neutro” adeguato per i servizi sociali e la creazione di un centro famiglia polivalente per l’autismo; la valorizzazione del patrimonio forestale attraverso una certificazione e una corretta gestione dei boschi, la vera ricchezza che i serresi hanno tutelato e governato per secoli; la creazione di spazi sportivi e ricreativi per tutte le età, oggi sembra un miraggio anche avere un parco giochi per bambini con minimi standard di sicurezza; il recupero del centro storico abbandonato al degrado; l’ascolto attivo dei cittadini attraverso tavoli permanenti di confronto con associazioni e professionisti, nonché un dialogo costante con i Comuni limitrofi per dare voce e forza alle istanze che riguardano tutto il territorio delle Serre, a partire dalla difesa della sanità pubblica.
- Ha annunciato un’operazione verità. In cosa consiste e quale è il suo fine?
Rappresenteremo con gli strumenti della democrazia e della comunicazione la distanza tra le promesse e la realtà. Semplicemente, opporremo la forza dei fatti alle velleità della propaganda.











