L’incubo di una donna vittima di stalking: “Ho il timore di non essere tutelata dalla giustizia”

 

di Salvatore Berlingieri

“Apri gli occhi”, ha ripetuto ogni sera a se stessa prima di andare a dormire con il viso bagnato dalle lacrime. “Apri gli occhi, lui non cambierà, sarà sempre peggio”, ha pensato ogni qualvolta appoggiava la testa sul cuscino, che rappresentava l’abbraccio più sincero e leale dopo una giornata d’inferno. Poi un bel giorno… Mary (nome di fantasia) gli occhi li ha aperti davvero. Ha deciso di porre fine a quella vita di inferno, vissuta tra violenze psicologiche, minacce e percosse. Quel bel giorno Mary si è presa di coraggio ed è fuggita da quel “principe azzurro” scolorito troppo frettolosamente, che si era mostrato per quello che realmente era: un marito violento. Uno di quelli che considera la donna come un qualcosa di proprietà, da sottomettere, anche e soprattutto con la violenza. Un uomo violento, arrogante e per di più in divisa.
Quel giorno del 2009 Mary, dopo aver “consultato” quello specchio che le ricordava che stava in piedi solo per miracolo, ridotta come era, pelle e ossa, ha deciso di mettere un punto a quella vita matrimoniale intrisa di violenza, resa “dolce” solo dalla nascita dei suoi figli, per i quali era ed è pronta a dare la vita. Ha pensato, mentre percorreva la strada che dalla casa coniugale la riportava a quella dell’infanzia, che adesso tutto è finito. Si sbagliava…
Da quel giorno ha inizio un altro inferno, vissuto nelle aule dei tribunali, luoghi che troppo spesso ricordano che la giustizia non è uguale per tutti. Si è ritrovata ad affrontare battaglie legali in perfetta solitudine, anche diverse associazioni che per statuto dovrebbero sostenere le donne vittime di violenza le hanno voltato le spalle, quasi che ci fosse qualcosa da cui stare lontano. Si è ritrovata catapultata in una sorta di meccanismo nel quale la giustizia mostra i segni della sua debolezza. L’ex marito, di contro, non si è rassegnato alla separazione. Ha continuato nella sua azione intimidatoria. Stalking, lesioni, minacce (persino un tentativo di investimento), violenza psicologia sui figli, in tutti questi anni fanno da cornice ad un quadro per nulla festante. Mary però è una donna tosta, cresciuta con sani principi e valori non negoziabili. Ha ereditato dai genitori il suo essere mai sazia di giustizia. È convinta che il mondo non debba essere dei prepotenti. Così da quel 2009, si è detto, ha inizio un altro calvario: sperimenta sulla sua pelle e a caro prezzo che in Italia esiste una giustizia che non è giustizia. Tante, troppe volte, si è sentita offesa, umiliata nel suo essere donna coraggiosa, quasi che le sue denunce creino disturbo. Il rischio che corre è quello di passare da vittima a “carnefice”, come se il mostro fosse lei e il suo ex marito un uomo da beatificare. Denunce, querele, si perdono nelle aule dei tribunali, alcune di esse rischiano la prescrizione, nel mentre il marito, in passato sottoposto a misure restrittive della libertà personale e sospeso dal servizio, ritorna ad essere più arrogante di prima. Lei però non demorde. Continua a lottare, per lei ma soprattutto per il bene dei suoi figli, per dare loro un futuro di serenità. A Mary brillano gli occhi quando parla dei suoi due figli, fiori in un deserto di vita coniugale. Darebbe la vita per loro.
In tutto questo tortuoso viaggio dentro una giustizia che troppe volte non è giustizia è intervenuto anche il Tribunale dei minori che prima ha sospeso la genitorialità di entrambi e poi l’ha costretta, troppo frettolosamente, a difendersi da chi vorrebbe fare di lei una madre indegna, incurante del fatto che i figli per lei vengono sempre al primo posto, non facendogli mancare nulla e, soprattutto, circondandoli sempre dal quell’amore che i figli meritano di ricevere.
Mary è una donna forte, coraggiosa ma stanca. Così un bel giorno ha preso carta e penna per scrivere al Consiglio superiore della magistratura, alla Procura generale di Catanzaro e al procuratore Nicola Gratteri. In essa ha ricordato le relazioni di psicologi, laddove tra le altre cose hanno messo in risalto la “pericolosità del soggetto”, riferita all’ex marito. E, ancora, ha posto all’attenzione degli organi destinatari della missiva il fatto che “nel corso degli anni” l’ex marito “non ha cessato i suoi atteggiamenti persecutori, dimostrati e documentati in ambito giudiziario”. Denunce ed esposti presentate alla Procura della Repubblica di Vibo che ad oggi “non sono state tenute in debito conto dai magistrati tanto che, ancora adesso, ho un forte timore di non essere tutelata e compresa da parte dell’autorità costituita, soprattutto con riferimento alla posizione dei miei figli”. Mary rivolge anche un accorato appello affinché il Tribunale dei minori valuti il tutto con scienza e coscienza, per il bene dei figli, che per lei sono la ragione della sua stessa esistenza.
Alla missiva, con la quale ha invocato un immediato intervento, ha allegato un corposo faldone fatto di copia delle ordinanze applicative di misura cautelare ai danni dell’ex marito; copie delle denunce querele presentate da lei e da sua madre, divenuta anche ella, insieme al padre, bersaglio del suo ex marito; copia dei decreti che dispongono il giudizio per i reati di atti persecutori e di maltrattamenti in famiglia. A loro, al Csm e a Gratteri, Mary ha affidato la sua richiesta di aiuto. Chiede di essere ascoltata. Chiede giustizia, verità. Chiede serenità per i suoi figli, per la sua famiglia, per se stessa. Chiede di non essere costretta a vivere nella paura, nel timore che possa accadere qualcosa a lei o alle persone care, visto anche che il suo persecutore è rientrato in possesso dell’arma d’ordinanza, nonostante i processi per stalking siano ancora oggi in fase dibattimentale. Mary chiede di non essere costretta a vivere nella paura nel chiederlo si è affidata, nonostante tutto, alla giustizia, convinta che da qualche parte esista e che la verità, prima o poi, verrà fuori. Chiede, invoca giustizia e verità, per bloccare, per lei e per tutte coloro i quali vivono situazioni analoghe, qualsiasi forma di violenza. Bloccare qualsiasi situazioni in cui si è costretti a subire qualcosa che non si vuole. Bloccare la violenza, fisica e psicologica, ma anche quella violenza sociale che troppo spesso le vittime subiscono per non essere difese da chi è deputato a farlo. Mary ha affidato alla Calabria e all’Italia il suo grido di aiuto, per non essere due volte vittima. Quello di Mary è un accorato appello affinché chi di dovere intervenga, per affermare, con forza, che la giustizia è uguale per tutti. Chi di dovere intervenga, allora, prima che sia troppo tardi…

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