L’inaffidabile opportunista

A sua parziale giustificazione, il serio, serissimo dubbio, che non abbia capito granché dell'ordinanza da lei stessa firmata

Che l’ignoranza di Jole Santelli, così maiuscola da raggiungere una grandezza nazionale, sarebbe stata una sciagura per le residue fortune della Calabria non era difficile da intuire. Che la presidente della Giunta regionale riuscisse, nel breve spazio di un paio di mesi, a confermare, quasi con naturalezza, la previsione ha, però, superato, ogni più fosca aspettativa.

Quanto accaduto nella serata di mercoledì oltrepassa i confini dell’irresponsabilità per sconfinare in un bipolarismo che si appalesa giocando a dadi con la sorte del popolo calabrese. Intendiamoci, a scanso di equivoci: che la Calabria e l’Italia tutta debbano, anche rapidamente, acquisire una “nuova normalità” è ovvio e chi non comprende questa urgenza lo fa in malafede sol perché gode di uno stipendio fisso o di patrimoni solidi. Il resto della cittadinanza, per guadagnare, ha bisogno, udite udite, di lavorare. E, dunque, l’impellenza sorge da banalissime ragioni materiali estendibili, peraltro, ad una più ampia dimensione psicologica, altrettanto importante ed ormai prossima a raggiungere il punto di rottura. Ciò significa che non è in discussione la necessità di riavviare un simulacro di quotidianità, come non sono in discussione le scellerate lentezza e farraginosità che hanno accompagnato l’azione del Governo nazionale negli ultimi due mesi. In troppi continuano a rifiutare l’idea che, per lungo tempo, respireremo la diabolicità di questo virus che, quindi, dovremo, purtroppo, cominciare a riconoscere come un perfido compagno di vita. A scandalizzare, dell’accelerazione impressa dalla beniamina di Silvio Berlusconi e Dudù, sono state, in realtà, la tempistica e la leggerezza con cui si è prestata ad una sporca operazione politica orchestrata nei palazzi romani, peraltro gli unici da lei frequentati vista la sua abitudine a vivere nella Capitale in cui risiede. Una prova di forza più simile ad un dispetto perpetrato da fanciulli maleducati che una seria presa di posizione suffragata da analisi ponderate. Consentire, in fretta e furia, alle 21:30 di una serata come tante, la riapertura di determinate attività o la ripresa dell’attività sportiva, è stato un atto che ha avuto la sola efficacia di mettere nero su bianco tutta l’immaturità istituzionale di Jole Santelli. Quella stessa donna che non aveva ancora fatto in tempo a smettere di frignare per il possibile arrivo dei nuovi untori (calabresi di rientro dal Nord, dopo che sotto i suoi occhi ne sono sfilati decine di migliaia, o qualche manciata di migranti dal Sud del mondo), ha effettuato una giravolta tale da far impallidire le migliori danzatrici di tarantella: a sua parziale giustificazione, il serio, serissimo dubbio, che non abbia capito granché dell’ordinanza da lei stessa firmata.

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