Limbadi, chiusa un’azienda agricola facente capo al clan Mancuso

Chiusa un’azienda agricola/zootecnica e passate al setaccio due attività commerciali.

La saracinesca è stata abbassata ad un’azienda che fa capo alla famiglia di ‘ndrangheta dei Mancuso a cui viene addebitata l’attivazione e la conduzione di deposito derrate alimentari, nonché carenze igienico-sanitarie e mancanza di notifica della Scia (in base all’art.6 c.3 e c.5 del D.Lgs.193/2007 in violazione al Reg. CE 852/2004). Amministratore unico dell’azienda è un figlio di Giuseppe Mancuso detto “Peppe ‘mbrogghia”, di 70 anni, detenuto in regime carcerario 41 bis, capo di una delle articolazioni ‘ndranghetiste di Limbadi. I Carabinieri del Nas, infatti, hanno riscontrato che all’interno della struttura in questione c’era un deposito di derrate alimentari in carenti condizioni igienico-strutturali, nonché carenze documentali, visto che mancava la Scia/Dia sanitaria. Dunque è stata disposta la chiusura/sospensione dell’azienda; quanto oggetto di vincolo ammonta a circa 75mila euro. Per altre due attività commerciali controllate (nello specifico due generi alimentari), in una è stato accertato un lavoratore in nero e, pertanto, rilevate violazioni amministrative per circa 3mila e 600 euro. 

La minuziosa attività di controllo – di cui sono titolari i Carabinieri – rientra nei servizi disposti dalla Divisione Unità Specializzate del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, nell’ambito del programma “Anti caporalato 2019”.

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