Libertiadi, da Serra parte il grido d’allarme: “Limitazioni sostanziali al volontariato, lo sport è influenzato dal business”

Il passato, il presente ed il futuro dello sport sono stati al centro del dibattito promosso all’interno delle “Libertiadi della Calabria” e moderato dal segretario regionale della Libertas Nando Giuseppe Calendini. Una discussione schietta, quella concretizzata a palazzo Chimirri, che ha permesso di analizzare i cambiamenti in campo amministrativo-sportivo che rischiano di essere controproducenti e inutilmente oppressivi e che potrebbero tradursi in una limitazione all’accesso della pratica sportiva.

Osservato un minuto di silenzio in segno di rispetto per i morti di Genova e Civita, il presidente provinciale dell’Ente Francesco De Caria ha illustrato il cammino percorso negli ultimi tre anni lasciando poi spazio al sindaco Luigi Tassone che ha ringraziato chi “lavora quotidianamente per coinvolgere i giovani nello sport e creare aggregazione sociale”. Dopo i saluti del vicepresidente regionale del Coni Aldo Calzona, il presidente regionale della Libertas Santino Mineo ha sottolineato “il grande spirito di abnegazione e l’entusiasmo riscontrati” riconoscendo “lo sport come momento di crescita sociale e democrazia continua ed al passo con i tempi”. Espresso il concetto di “sport di cittadinanza” e descritto l’impegno nei settori della Cultura, della Protezione civile e delle Politiche sociali, Mineo ha ricordato che “a settembre partiranno i corsi della Scuola regionale dello sport che saranno caratterizzati da competenza ed efficienza”. L’ex viceministro Mario Tassone ha affermato che “lo sport è un’occasione per rafforzarsi e completarsi” specificando che “la Libertas rappresenta la risposta alla crisi dell’associazionismo”, mentre il già deputato europeo Nino Gemelli ha rilevato che “nel tempo della solitudine e dell’individualismo della rete, non si formano opinioni di comunità. La società è la dimensione naturale dell’uomo ed oggi occorre ripristinare la coscienza collettiva. Propongo una convenzione per mobilitare i ragazzi di tutte le scuole anche attraverso lo sport”. Il presidente del Comitato provinciale di Catanzaro Libertas Giuseppe Veraldi, ribadita la necessità di “portare avanti i principi della nostra organizzazione senza divisioni e senza campanilismi”, ha manifestato l’intenzione di “incidere sui giovani, perché sono il futuro” evidenziando che “lo sport affratella, accomuna, fa capire tante cose”. Alla premiazione per “essersi distinti per l’impegno profuso in ambito sportivo” di Angelo Musarella, Pasquale Pico e Ignazio Vita, ha fatto seguito il lancio condiviso dell’iniziativa per portare all’attenzione della Regione il tema della costruzione, della ripresa e del recupero degli impianti sportivi. Riflessivo e insieme critico l’intervento del “padrone di casa” De Caria che ha additato la situazione per cui “adesso lo sport è influenzato dal business”. Al contrario, “deve essere un mezzo sociale”. In questa fase, a suo avviso, “lo sport è all’anno zero ed a perderci è il volontariato” e “in questo contesto il nostro lavoro è quadruplicato”. “Da settembre – ha aggiunto – formeremo tecnici, dirigenti, giudici di gara”. Le conclusioni sono state affidate al presidente nazionale Luigi Musacchia che ha sostenuto che “non siamo un ente che propone papelli ai parlamentari, ma un ente che fa l’attività”. Il cuore del suo intervento è stato diretto ad amplificare un grido d’allarme derivante dalle nuove ed imposte metodologie organizzative. “Bisogna tracciare uno spartiacque – ha sentenziato – tra quello che è il mondo del campionismo e quello che è il mondo dello sport per tutti e di tutti. Ognuno ha il suo ruolo, noi dobbiamo essere attenti alle richieste della società civile”. Serrata è stata la critica “all’organizzazione sportiva italiana che uccide il volontariato di base”, accorato è stato l’auspicio per “una reale destinazione di fondi dei Comuni per lo sport”.

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