L’esempio sbagliato di Callipo: quello di arrendersi subito è un pessimo messaggio per i calabresi

È durata appena 5 mesi l’avventura di Pippo Callipo in Consiglio regionale. Un’esperienza condizionata dalle limitazioni imposte dal Coronavirus e dai soliti passi falsi della politica calabrese, pronta ad approvare in fretta i provvedimenti che la riguardano e lenta nella risoluzione dei problemi dei cittadini.

L’imprenditore del tonno ha gettato la spugna affidando stamattina ad una nota le motivazioni di una scelta che era già trapelata nella serata di ieri. La vicenda “vitalizi sì – vitalizi no” avrebbe inciso sulla formazione di questa volontà, ma questa interpretazione non convince fino in fondo.

“Siamo un popolo che non si arrende” era lo slogan di Callipo (ed ancora campeggia sulla sua pagina Facebook): la decisione di protocollare le dimissioni non è coerente rispetto a quelle intenzioni, anzi dimostra l’esatto contrario. Se i calabresi non devono arrendersi, beh, l’esempio non è stato dei migliori. (continua dopo l’immagine)

Massimo rispetto per eventuali motivazioni personali, ma quelle politiche non sembrano granché giustificabili.

Callipo ha perso le elezioni, ma moltissimi cittadini, con il loro voto, hanno mostrato fiducia in lui. Fiducia che, adesso, molti potrebbero considerare tradita. La vita politico-amministrativa è fatta di battaglie: arrendersi subito non ispira coraggio nel popolo. E poi, qualche domanda: se fosse stato eletto governatore, al momento della scoperta di quelle famose “incrostazioni” di cui tutti parlano ma nessuno indica con precisione, cosa avrebbe fatto? Le avrebbe combattuto o si sarebbe spaventato? Si sarebbe dimesso perché la realtà (come in Consiglio) è durissima o sarebbe andato avanti?

Certo, appare condivisibile la riflessione per cui spesso i consiglieri non sono messi nella condizione di valutare approfonditamente qualche punto all’ordine del giorno: ma bisogna opporsi a questo sistema con tutte le forze, non arrendersi o talvolta farsi trascinare da esso.

Il centrosinistra che aveva scommesso (o fatto finto di scommettere) su di lui, intanto, torna all’anno zero, alla confusione, all’improvvisazione.

Oggi, in un certo senso, con Callipo, hanno perso anche i calabresi.

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