Era il 26 gennaio, domenica, e le urne si aprivano e chiudevano contemporaneamente in Emilia Romagna e Calabria.
Alla luce di quanto accaduto in questo lunghissimo frangente all’esterno dell’acquario in cui nuotano, disordinatamente, i diversi esponenti politici, sembra essere trascorsa un’era geologica. Magari non sarà tale, ma è comunque un arco temporale dilatato durante il quale la presidente della Regione Jole Santelli ed i mediocri attorucoli della politica politicante del centrodestra calabrese (compreso qualche nuovo acquisto lumbard che difficilmente avrebbe avuto la possibilità di comportarsi così nella sua terra d’origine), non hanno avuto, ad oggi, nemmeno la capacità elementare di formare la Giunta che, nei prossimi cinque anni, dovrebbe governare questa regione derelitta. Magari l’esponente “azzurra” lo farà tra un’ora, ma se anche così fosse, la figura, sua e degli interlocutori di bassissimo livello della coalizione, sarebbe comunque barbina. Stefano Bonaccini, riconfermato a capo dell’Esecutivo emiliano-romagnolo, nell’arco di due settimane ha chiuso il cerchio ed è ora nelle condizioni di affrontare il flagellante Coronavirus nella pienezza dei poteri. Non si può dire lo stesso per la sua omologa che, esplosi i petardi dei nomi luccicanti con cui provare ad abbagliare il popolo, si è bloccata senza più muovere un muscolo. A fermarla sono state le estenuanti trattative con gli alleati (?), in particolare la Lega che pretende poltrone e potere ma sbattendo, fino al momento, contro un muro di gomma. Il numero delle postazioni, dopo le nomine del Capitano Ultimo per l’assessorato all’Ambiente e dell’astrofisica Savaglio per quello all’Istruzione, erano esigui e, dunque, lo spazio per la bulimia salviniana era, del resto, molto ridotto rispetto alle ambizioni iniziali. Ma queste sono tutte manfrine che danno la perfetta rappresentazione della qualità dei protagonisti. A contare, infatti, è solo una banale osservazione: in una fase storica di indicibile importanza, mentre le altre Regioni sono in trincea a combattere, con un ruolo di assoluto primo piano, la “grande guerra” contro il Coronavirus, la Regione Calabria, con il Consiglio ancora nemmeno insediatosi (proverà a farlo mercoledì) dimostra, in tutta la sua plasticità, la miseria e l’inutilità della sua (in)esistenza.