Legge imprese funebri, Triolo fuori dal coro: “Intervenga Spirlì, farò un esposto in Procura”

“Non avendo ulteriori risultati che diano tranquillità alle imprese – tutte – farò un esposto alla Procura della Repubblica chiamando in causa a testimoniare, quanto sto ora per scrivere, tutti i componenti politici e non che hanno preso parte alla realizzazione di questa legge inutile, iniqua ed inutilizzabile che funesta di fatto le piccole imprese e – come abbiamo letto in alcuni articoli pochi giorni fa – addirittura mette a rischio la vita delle piccole imprese stesse e quindi si minaccia la chiusura di piccole ed oneste ditte che non ce la faranno ad avere tutti quei requisiti ad arte inseriti al solo fine di sbarazzarsi dei piccoli e che economicamente sono fragili”. 

È quanto afferma Giuseppe Triolo, ex componente del Comitato spontaneo Cosfit, che punta a costituire una Confederazione per il settore funerario. 

Secondo Triolo, con la nuova legge “le imprese stesse sono divenute controllori e controllate” anche perché consente di “poter utilizzare quelle case funerarie – ovunque disseminate nel territorio – che nelle more dell’iter dell’approvazione della legge funeraria sono nate, e quindi potendo portare i morti aperti da un Comune all’altro all’interno delle stesse case funerarie in tutta la regione anche non appena deceduti all’interno degli ospedali e similari. Tutto questo è inammissibile ed è grave”.

Per Triolo la legge “nasce solo per favorire quelle imprese facoltose a scapito della popolazione (le leggi regionali nascono in favor di popolo non di impresa .. qui è al contrario) che andrà a pagare uno scotto molto alto sul caro estinto e a scapito di quei ‘poveri disgraziati’ di impresari che non sono economicamente forti”.

“La Giunta regionale, infatti, che la approvò a fine legislatura, targata Pd, e di corsa all’ultimo Consiglio regionale utile dove, forse, non poteva nemmeno essere votata questa legge – aggiunge – invece fu approvata in un lampo. Ovviamente, da parte mia, a sostegno delle micro imprese ho tentato, quasi invano, di fare eliminare tutte quelle parole nascoste all’interno del testo della legge, testo che è stato totalmente copiato da un testo nazionale giacente in Senato e fatto passare come frutto dell’intelligenza dei proponenti che si sono limitati, invece, a copiare, modificare in peggio e ad inserire una parolina e cioè un fondamentale ‘NON’ all’articolo 8, comma 2 della legge regionale 29 novembre 2019, n. 48 che però per loro sfortuna è stato eliminato per tempo perché era talmente lampante come fosse una nota stonata che sembrava quasi un errore di trascrizione chiamato refuso, ma nonostante ciò non è bastato a scongiurare i pericoli per le micro imprese”.

“Dopo il 28 novembre 2019 – aggiunge – si è tenuto un altro Consiglio regionale, era il 2 dicembre 2019, quando il consigliere Giudiceandrea vara in un batter d’occhio un’ennesima legge regionale sulla funeraria e cioè la 53/19 (http://www.consiglioregionale.calabria.it/DEL10/462.pdf), poi abrogata in seguito all’impugnativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che di fatto rimetteva il ‘NON’ all’art. 8 comma 2 della legge 48.

Quando vuole la Politica sa velocemente muoversi. Subito dopo finì la legislatura e nessuno quindi emanò – entro i 60 giorni successivi – poi i regolamenti attuativi, tra cui per esempio I regolamenti attuativi per i requisiti delle autorimesse (L.R. 48/19 ART.3 COMMA 2).

La stessa Regione dichiara quasi il falso perché approva una legge dove scrivono all’art. 18: dall’attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale.

Mi viene da ridere e siamo al paradosso perché all’art. 9 comma 2 la Regione scrive a proposito dei corsi di formazione che si dovrebbero tenere ed è ovvio che questi dovranno essere comunque a carico della stessa Regione oppure dobbiamo andare a pagare per delle ore stabilite dalla Regione”.

Triolo rileva poi che “tutte le imprese funebri che vogliono avere operai con la qualifica (inesistente) di <necroforo> che il Ministero del Lavoro ha equiparato tali figure a quelle dei portantini impiegati dalle imprese, quindi i corsi a pagamento che lasciano il tempo che trovano sono facoltativi cioè a discrezione dell’impresa funebre”.

Triolo auspica infine che “il presidente Nino Spirlì possa immediatamente e con urgenza inderogabile porre fine a questo massacro delle imprese”.

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