“Le Serre vogliono reagire alla crisi, in campo progetti per affrontare lo spopolamento”

*di Jlenia Tucci – Ho letto con molta attenzione l’editoriale de “Il Meridio” nel quale, è stata presentata un’analisi che vedrebbe un triste epilogo laddove non ci si attrezzasse per tempo.

A sostegno della stessa, mi sento di affermare che il giornale ha solo anticipato di qualche giorno il consistente lavoro di programmazione che da tempo, interessando vari interlocutori – a partire dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per arrivare ai competenti uffici regionali – si sta svolgendo nell’interesse della comunità tutta a partire dal già citato settore turistico.
Con i colleghi della Cabina di Regia e gli ex amministratori del Comune di Serra San Bruno, dopo una intensa fase di ascolto degli amministratori locali degli altri 14 Comuni dell’Area, stiamo elaborando un piano che prevede l’attuazione di numerosi interventi di medio-lungo termine, ma, in questi giorni (in cui ancora regna sovrana l’incertezza legata agli spostamenti interregionali) stiamo fortemente discutendo su come affrontare l’estate oramai alle porte di queste aree verdi e bellissime che, di tutto possono soffrire, tranne del cosiddetto “assembramento”.
I piccoli comuni delle aree interne, divenuti oramai oggetto di studi e finanziamenti a tutti i livelli (dal comunitario al locale) durante la fase 2 dell’emergenza Coronavirus, possono diventare anche “protagonisti” e svolgere quindi il ruolo centrale sul controverso e complesso panorama turistico.
La politica economica di nostro interesse è volta, ironia della sorte, a contrastare lo spopolamento e l’inevitabile crisi economica di cui oggi soffrono le già citate “aree interne”, ma, paradossalmente, in questo preciso momento storico può diventare una grande opportunità di riscatto… a condizione che ci si organizzi!
Il turismo che proponiamo intende ripartire dalle nostre piccole e piccolissime realtà che garantendo naturalmente un certo grado di “solitudine”, ne garantirebbero altresì la sicurezza.
Ma passiamo alle proposte concrete ed attuabili a breve scadenza e volte, non a fare assistenzialismo, ma a promuovere l’economia locale partendo dalle imprese ricettive e ristorative (ma anche produttive e commerciali).
Mettendo mano ai tristissimi bilanci comunali, si può pensare di impegnare le risorse già previste a copertura delle attività di promozione turistica (le nostre estati all’aperto, per intenderci) a sostegno dell’attrazione di turisti che potrebbero trascorrere le vacanze qui nell’area.
Una prima proposta è volta ad incidere positivamente sulle prenotazioni di durata significativa nelle sempre più curate e piacevoli strutture ricettive del territorio (piccoli alberghi, b&b ed affittacamere) che hanno rispettato tutte le misure anti-Covid necessarie a garantire e tutelare la salute pubblica.
Ricordiamo quando, nei bei tempi che furono, numerose famiglie, con i nonni al seguito, trascorrevano l’intera estate nei nostri centri montani (venivano a “cambiare aria”). Passeggiavano nei nostri boschi, nei nostri centri storici. I ragazzini andavano di continuo su e giù per il paese, incollati alle loro biciclette ed i nonni stavano seduti interi pomeriggi a chiacchierare con i locali del territorio.
Favorivano quello che ora, il marketing turistico definisce turismo slow, sostenibile e responsabile e, causa Covid, di prossimità.
L’impegno delle amministrazioni locali consisterebbe, in questo caso, nel farsi carico dell’impegno promozionale e delle relative spese (spese promozione sui portali turistici e sul web, stampa di brochure con evidenziate le promozioni offerte dagli operatori economici, affissione nei principali snodi stradali).
Quanti anziani o cittadini e famiglie vulnerabili che vivono nei capoluoghi di provincia (e, si spera, nelle altre città italiane), trarrebbero giovamento nel respirare l’aria dei nostri profumatissimi boschi, gustando le nostre tipicità alimentari?
Un’altra proposta, che va nella direzione del sostegno dei privati, riguarda la valorizzazione del consistente patrimonio abitativo dei centri storici e delle seconde e terze case, che sono un distanziatore sociale naturale e anti-Covid per eccellenza. 
Misure agevolative sulle tasse comunali che comportino una riduzione all’utente finale sul canone di locazione dell’immobile, anche ai fini dell’utilizzo turistico-ricettivo favorirebbe la rivitalizzazione degli abitati.
Questo modello, che può presentarsi come un remake delle oramai lontane estati degli anni ‘70 e ‘80 consentirebbe una buona rivitalizzazione dei nostri amati piccoli e piccolissimi comuni immersi nel verde. Ma bisogna far presto e bene!

*ex amministratore del Comune di Serra San Bruno e Coordinatrice dell’Area Versante Ionico-Serre

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