“Le sepolte vive”: analisi storica e letteraria sulla monacazione forzata

*di Angela Bruna Tassone – Sara Rullo, giovane calabrese da sempre appassionata alla letteratura ottocentesca, grazie agli studi intrapresi presso l’Università della Calabria, alla facoltà di Lettere e Beni culturali prima e a quella di Filologia moderna poi, ha visto pubblicare, recentemente, la sua tesi di laurea, “Le sepolte vive”.

Il titolo, come afferma lei stessa, potrebbe trarre in inganno; non si tratta, infatti, di racconti dell’orrore, ma di un saggio che si concentra su un soggetto in particolare, la monacazione forzata, analizzandolo prima dal punto di vista storico e poi da quello letterario. “Le protagoniste – afferma l’autrice – sono, quindi, donne che sono state costrette a rinchiudersi in convento, per motivi economici e sociali, contro il loro volere. Quello della monacazione forzata è un problema che, nel corso degli anni, è stato approfondito più in ambito storico che in quello letterario e proprio per questo motivo non è stato semplice muoversi durante le ricerche”. Il testo, diviso in quattro capitoli, dopo una breve introduzione storica relativa, appunto, al tema della monacazione, si concentra sulle testimonianze letterarie passando in rassegna vari generi che di tutto ciò hanno trattato. Parliamo nella fattispecie dei romanzi popolari, di quelli d’appendice o feulleitons, di quelli storici come i Viceré per arrivare poi alla produzione in versi come nel caso di Pascoli. Proprio grazie a questo attento studio è stato possibile capire quali fossero i sentimenti di queste fanciulle che, depredate della loro vita, hanno cercato di reagire a queste inique imposizioni; c’è chi, per l’appunto, ha preferito abbandonarsi ad una condotta lasciva e chi, invece, ha visto nella reclusione un momento di riflessione personale e artistica. Ciò che ha spinto l’autrice ad approfondire questo argomento, oltre naturalmente alla passione per i classici, è stata proprio la volontà di mettere a confronto le reazioni di donne così diverse ma unite dallo stesso tragico destino loro imposto. Dedicarsi all’approfondimento di questa tematica ha permesso altresì di far luce su opere cadute in un vero e proprio oblio, e dare un non insignificante contributo alla letteratura regionale analizzando quanto riportato da Vincenzo Padula. Quest’ultimo, infatti, ha dato vita ad un poemetto in ottave incentrato proprio sul mondo claustrale, che ha risentito, secondo quanto sostenuto dai critici, delle esperienze personali dell’autore calabrese. A sorprendere particolarmente l’autrice è stata la reazione dei lettori alla conoscenza di questo tema. “Naturalmente – sostiene – tutti conoscono la vicenda della monaca di Monza, ma questa è vista, solitamente, come un personaggio letterario e non come una vera vittima di un dramma durato per secoli. La monacazione è, infatti – conclude l’autrice – un evento storico poco considerato nella storia femminile ma, al pari della caccia alle streghe o di altri eventi nefasti, dovrebbe godere di una maggiore considerazione, dal momento che ha mietuto un numero considerevole di vittime portandole alla perdita di se stesse, alla follia e spesso alla morte”.

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