L’assessore all’Inutilità

Molti, nel corso di questa fase convulsa e sporca della vita di Reggio Calabria hanno provato a chiamare in causa l’assessore comunale alla Legalità, Rosanna Scopelliti, attivista antimafia (qualunque cosa ciò voglia dire, con significati attribuibili a piacimento). Polemiche che, a ben pensarci, sono state create a sproposito: dove può mai trovare un pertugio, infatti, il termine legalità in un ambiente dove sono abituati da anni a veder vagabondare il sedicente “uomo di legge”, non ostacolandone le scorribande e diretta emanazione di consultazioni elettorali truccate? Si sarebbe potuta sentire chiamata in causa, l’ex deputata del Popolo delle Libertà, se poco più di quattro mesi fa avesse assunto le redini dell’assessorato alla Illegalità. Siccome così non è stato, perché mai avrebbe dovuto intervenire già dal 14 dicembre, giorno del primo arresto dell’avvocato Nino Castorina, un uomo per tutte le elezioni? Nel post che ha pubblicato su Facebook per motivare il suo ostinato silenzio, anzi, si è contenuta nel fornire spiegazioni al popolo bue: “L’assessore alla Legalità di un Comune non ha alcun potere inquirente, né giudicante” ha provato a spiegare alla plebe. Giusto, giustissimo, ma ancora più giusto sarebbe stato se, in omaggio all’onestà intellettuale dalla stessa invocata, avesse osato fino a svelare al popolo che, in realtà, un assessore alla Legalità non ha alcun potere, punto.

Non lo ha poiché trattasi di un ruolo totalmente inutile, di una carica totalmente improduttivo. Forse è a questo che la rappresentante della Giunta Falcomatà si riferiva quando ha inteso “ribadire l’ovvio visto che la confusione continua farla da padrona”. Avrà compreso il senso di smarrimento generale determinato dalla singolare circostanza che, pur trovandoci: “di fronte ad uno dei reati più squallidi perché colpisce la credibilità delle istituzioni e quindi della democrazia, il bene più prezioso”, così parlò Scopelliti, ella non ha inteso scappare a gambe levate da una Giunta figlia unica di un voto fasullo. Soprattutto se, ha rincarato la dose affinché non un’ombra di ambiguità si stagli sulla sua persona: “La mia condanna per chiunque si renda colpevole di turbare il momento più alto di partecipazione popolare è sempre stata, è oggi e sempre sarà totale, assoluta, senza appello”. E ancora: “La vicenda dei brogli racconta una storia che non appartiene alla nostra etica, alla nostra identità, alla nostra città”. Una pulizia del pensiero che non ammette equivoci né interpretazioni dubbie: l’assessore condanna senza se e senza ma. Anzi no, fermi tutti: “La magistratura prima inquirente e poi giudicante avrà il compito di ipotizzare responsabilità, provarle e valutarle alla prova del contraddittorio, attribuendo quindi a ciascuno le proprie responsabilità, che sono esclusivamente individuali”. E no, assessore, così il meccanismo dell’irreprensibilità s’inceppa ed entra in funzione quello dell’ipocrisia, che le assicuriamo essere perfettamente oleato in ogni centimetro quadrato di Palazzo San Giorgio. Anche ipotizzando, senza credere nemmeno per un attimo ciò possa accadere, che le indagini coinvolgano il solo “uomo di legge” ed il suo entourage, ne risponderanno a livello individuale sotto il profilo penale, ma sul piano politico nessuna sentenza potrà mai assolvere lui e i suoi sodali di Consiglio e di Giunta. Questo sia chiaro, cristallino fin d’ora! Davvero s’illude che, dinanzi a codesto luridume, la promozione di un regolamento per la trasparenza amministrativa, il Comitato per le politiche antimafia, un regolamento atto a velocizzare le procedure, siano di giovamento ai reggini? Fuffa, tutta fuffa, solo fuffa, come purtroppo siamo abituati, colpevolmente, a sopportare, senza un moto di ribellione collettiva che provi a diradare il fumo gettato negli occhi da gente senza scrupoli abile ad abusare della credulità popolare.
Non è il silenzio a dover essere contestato all’assessore alla Legalità, ma l’eventualità che possa pensare di produrre un vantaggio, occupando quella casella, a favore della comunità. Tutti sanno che, formalmente, Rosanna Scopelliti, non può “pretendere le dimissioni di chicchessia”, ma tutti sanno anche che molteplici sarebbero le azioni adeguate per prendere le distanze con i fatti da un contesto marcio: prima di altre le dimissioni proprie da assessore alla, punto (copyright Stefano Morabito).

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