L’antico orologio da torre torna nella disponibilità del Comune di Serra: il valore storico dell’artigianato locale

Fu ritrovato diversi anni addietro nelle stanze buie di palazzo Chimirri, “completamente smembrato, fortemente ammalorato dalla ruggine e privo di alcune parti meccaniche essenziali al suo funzionamento”.

Ora l’antico orologio da torre – finalmente ripristinato – è pronto a risplendere, dopo essere rientrato nella piena disponibilità del Comune di Serra San Bruno. La consegna è avvenuta accompagnata da una missiva di Michelino Vinci che, anche a nome degli eredi di Francesco Bruno Vinci, ha espresso l’orgoglio determinato dal fatto che il padre ha eseguito i lavori senza aver mai avanzato “alcuna pretesa economica”.

L’importanza storica ed artigianale dell’orologio sta nell’essere l’espressione della laboriosità, della precisione e del saper fare delle maestranze serresi, che nei secoli passati hanno saputo portare in alto il nome di Serra San Bruno con lavori stilisticamente e funzionalmente ammirabili, ben apprezzati nelle altre zone della Penisola. Si trattava di prodotti in ferro o in legno nati nelle officine locali e tecnicamente avanzati se rapportati al livello del tempo. Qualità e originalità, insomma, scaturivano dal ventre della città della Certosa con le esperienze ed i segreti artigianali che venivano tramandati grazie agli insegnamenti “di lu masthru”. La costruzione dell’orologio è stata spesso attribuita a Giuseppe Barillari, meglio noto come Mastro Giacù, ma in realtà, per come emerge dalla lettera della Gioielleria Vinci, datata 2 settembre 2020, “il meccanismo in restituzione, come risulta da fonti scritte molto attendibili, è stato costruito dal maestro Carmelo Tucci, nato a Serra San Bruno il 16 maggio 1844, senza voler escludere che anche il maestro Giacù utilizzava quei progetti/modelli settecenteschi, molto diffusi nel Regno di Napoli, per la realizzazione di altre splendide macchine del tempo”.

L’orologio, che rappresenta l’emblema delle capacità e delle abilità serresi, era stato ideato per scandire il tempo dall’alto della Chiesa di Maria Santissima Assunta in cielo di Terravecchia: posto sul lato sinistro del campanile e inserito in una struttura in muratura e granito, fu un punto di riferimento per la comunità dell’epoca. Rimosso nel 1952, non fu più utilizzato cadendo nel silenzio dell’oblio.

È stato rimesso in funzionamento dall’esperto di meccanismi settecenteschi Francesco Bruno Vinci che è riuscito a portare “la macchina al funzionamento di tutto il complesso ruotismo fino allo scatto della ruota di scappamento e conseguente oscillazione isocrona del pendolo”, e che, impegnandosi con passione per innumerevoli giornate, dall’alba al tramonto, è riuscito a riassemblarlo costruendo anche parti mancanti. Dopo anni, con deliberazione di Giunta comunale n. 19 del 20 febbraio 2020, approvata su impulso dell’allora vicesindaco Jlenia Tucci, è stato destinato al Museo Pinacoteca.

Nella missiva di restituzione, gli eredi Vinci – vogliosi di assicurarlo alle future generazioni – auspicano “una sempre più efficace opera di recupero per evitare il totale depauperamento del patrimonio artistico e storico della nostra cittadina”.

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