L’analfabeta istituzionale

Appunto, il tempo è galantuomo

Può un sindaco insultare impunemente, con i toni sprezzanti che gli scappano via da tutti i pori per un insopprimibile talento naturale, in rappresentanti dell’opposizione in Consiglio comunale? No, non può, a meno che non si chiami Giuseppe Falcomatà e possa esibire la giustificazione dell’analfabetismo istituzionale e democratico. Il certificato che ne attesta tali poco invidiabili doti non ha la forma di un pezzo di carta da poter agitare salendo in cattedra, ma una condotta reiteratamente cafona e suscettibile di provocare disprezzo nei confronti di chi se ne fa portatore. Lezioni di maleducazione che risultano ancor più stridenti se date dallo scranno di Primo Cittadino nell’Aula consiliare, il luogo nel quale, per antonomasia, si celebrano le virtù della democrazia. Quelle virtù sulle quali troppo spesso il sindaco di Reggio Calabria ha vomitato i suoi vizi di prepotenza e villania.

Lo ha fatto in ultimo ieri, venerdì, nel corso della importante seduta del Consiglio comunale dedicata all’approvazione del Bilancio di previsione. Per sua fortuna, ha fornito simile prova di primitiva ignoranza potendosi coprire il volto con la mascherina obbligatoria in questa epoca mesta terra di conquista dello spettro della Covid-19. Le sue sono state parole che hanno, inconsapevolmente, rivelato, una volta ancora, i suoi limiti insuperabili. Perché, invitando gli avversari a “studiare, ad approfondire”, ha attestato di conoscere quanto queste due attività siano essenziali nella gestione della “cosa pubblica”. Dunque, Falcomatà ha studiato ed approfondito e, ciononostante, non ce la fa, non ci riesce: è incapace e basta, non per assenza di impegno dunque, ma, evidentemente, a causa di ostacoli per lui impossibili da superare. Essi hanno origine in complessità interiori e sfociano in quei modi di fare incerti e problematici che egli prova, inutilmente, a nascondere con quell’altezzosità divenuta un emblema distintivo. Il suo invito a “studiare bene la storia politica recente della città” è conveniente, per quel poco di reputazione che tuttora conserva nei convincimenti di un quarto scarso dell’opinione pubblica, cada nel vuoto: scoprirne i segreti nascosti rischierebbe di riservare sorprese poco piacevoli anche agli eruditi maestrini dalla folta chioma. Purtroppo le “cattive figure” subite dalla città, infatti, sono state numerose e faticose da sopportare durante gli ultimi sei anni. Quantunque in un passaggio dell’intervento in seno al Civico Consesso Falcomatà abbia pienamente ragione (“Se si è studiato e non si è capito, invece, la situazione è ancora peggiore), purtuttavia sarebbe inopportuno schernire chi, pur studiando atti, comportamenti e linguaggio adottati nei sei anni del mandato esercitato dal riconfermato sindaco, non ha capito. Nel caso specifico, ci si trova, invero, dinanzi a vittime inermi degli esiti infausti generati dalla dissonanza cognitiva: l’impossibilità di reggere pensieri tra essi contraddittori. Che il Primo Cittadino sproni all’approfondimento di qualsiasi argomento sia oggetto di valutazione costituisce, indubbiamente, una sollecitazione preziosa che rivolge ai rappresentanti istituzionali della minoranza, ma è un consiglio utile a chiunque, soprattutto a quei pochi ancora brancolanti nel buio pesto dell’irresponsabilità sociale. Gli altri hanno già fatto tesoro della citazione (riportata molto scorrettamente da Falcomatà) di una celebre massima pronunciata da Abraham Lincoln : “Potete ingannare tutti per qualche tempo e qualcuno per sempre, ma non potete ingannare tutti per sempre”. Appunto, il tempo è galantuomo.

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