L’altra faccia della medaglia

Di critiche ne ricevono tante, ogni giorno, anche da noi. Ma oltre alle azioni che vengono giudicate – giustamente – in modo negativo dalla pubblica opinione, occorre considerare altri aspetti. Ecco perché i candidati a sindaco Alfredo Barillari, Biagio Figliucci e Antonio Procopio (li riportiamo seguendo l’ordine alfabetico del cognome) vanno anche sostenuti per una decisione coraggiosa.

Chi nel 2020 si propone di ricoprire una carica così gravosa compie innanzitutto una scelta personale. Perché fare il primo cittadino significa privare la propria famiglia di tempo ed attenzioni, significa non poter vedere (a pieno) i propri figli crescere o i propri genitori invecchiare. Significa, inevitabilmente, portare a casa tensioni e umori derivanti da giornate interminabili e cariche di problemi di cui, talvolta, non si intravede la soluzione.

Giustificare sempre e comunque le parole intrise d’odio che spesso si leggono sui social con la storia dell’incasso dell’indennità (banalmente lo stipendio) a fine mese vuole dire non comprendere bene il ruolo, le responsabilità e lo stress che la carica comporta. Serra San Bruno ha bisogno di spirito critico, non di spirito distruttivo.

Fare il sindaco coincide con la cancellazione di abitudini ed orari, con l’ascolto di mille situazioni (in qualche caso non proprio veritiere), con l’adozione di decisioni difficili e rischiose che saranno motivo di scontri perché non sempre è possibile rendere tutti contemporaneamente soddisfatti.

Fare il sindaco significa cercare di guardare oltre le contingenze, oltre le convenienze, oltre tutto. Ma realisticamente, tenendo presente disponibilità, possibilità, sopravvenienze.

Fare il sindaco significa realizzare, produrre risultati per il proprio territorio. Tutti lo chiedono e lo chiederanno a gran voce, anche quando le situazioni di fatto costituiranno dei limiti proibitivi.

Fare il sindaco è dunque anche una scelta politica e la politica è motivo di discussioni e divisioni. Politica è stare in una parte del campo, giocare contro un avversario, cercare di favorire la propria squadra.

Ma attenzione perché quello del sindaco è un ruolo istituzionale, che impone di poggiare lo sguardo su tutto il campo e di essere obiettivi come un arbitro.

Certo, il ruolo reca con sé prestigio e verifica di opzioni che si traducono in vantaggi per alcuni e svantaggi per altri. Dunque, incisione sugli interessi dei cittadini e, di conseguenza, sulle loro vite. Ma è anche un fardello che appesantisce il corpo e la mente.

Pur nell’esigenza di utilizzare la miriade di opportunità che la democrazia offre per far sentire la propria voce, sarebbe necessario che la comunità si fermasse un po’ a riflettere e valutasse ogni particolare senza vomitare a testa bassa offese (a seconda del gruppo di appartenenza) che derivano dal rancore per difficoltà che, almeno in parte, costituiscono la conseguenza del proprio agire di ieri e di oggi. Il futuro sindaco, chiunque sia, dovrà rappresentare tutti e, se davvero Serra San Bruno vuole emergere, dovrà avere il sostegno schietto e leale del “suo” popolo.

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