Delle due opzioni, solo una può essere accolta: o le difficoltà di comprensione hanno raggiunto livelli preoccupanti o sono in malafede. Ignoto quale sia la condizione in cui sperare, ma le dichiarazioni di alcuni esponenti locali del PD, ad esempio quelle di Enzo Marra, ex — per sorte benigna della città — presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, sono spiazzanti per quanto scarso rispetto dell’opinione pubblica comprovino.
Per amor di Dio, nessuno può esserne sorpreso, men che meno noi, che per dodici anni abbiamo ininterrottamente lanciato allarmi sulla modestia degli occupanti di Palazzo San Giorgio e Palazzo Alvaro dal 2014 al maggio 2026. Però resta valido il fatto che ora, entrati in una fase esistenziale nella quale la loro sterilità politica non rappresenta più una calamità sociale, avrebbero tutto da guadagnare se rimanessero nello stanzino dei brutti ricordi dove sono stati chiusi a chiave dal popolo reggino.
No, evidentemente è un istinto autolesionista, è un riflesso condizionato: hanno proprio un bisogno fisico, incontenibile, di ricoprirsi di ridicolo. E lo fanno, senza ritegno.
Nella mattinata di giovedì, il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, il sindaco di Reggio Calabria, Francesco Cannizzaro, e il presidente di SACAL, Luciano Vigna, hanno reso comprensibile anche ai meno attrezzati quale sia lo stato dell’arte dello sviluppo dell’Aeroporto dello Stretto, quale il suo passato, quale il suo presente, quale il suo futuro.
Non si sono limitati a farlo, si badi bene, facendo man bassa di retorica e propaganda, ma armati della sicurezza derivante dai numeri e dai fatti, oggettivi e tangibili (64 milioni per l’Aeroporto dello Stretto: il livore resta a terra).
Una mole di informazioni utilissima per la cittadinanza, ma non per chi non sa, non conosce e non riconosce. Marra, per esempio, ha preso l’assenza di voli internazionali nella prossima stagione invernale come prova di una programmazione fallimentare, fino a sostenere che l’azzeramento delle destinazioni sia «sinonimo di una certezza che si palesa». In genere, nella vita di ciascuno di noi, le critiche trovano una naturale genesi, anche ben accetta, se utili. Per esserlo, necessitano però di essere suffragate da circostanze verificabili. Ed è stato ampiamente illustrato da Occhiuto, Cannizzaro e Vigna che, durante i mesi invernali, il mantenimento di standard elevati è raggiungibile attraverso la rimodulazione della programmazione, della quale sono stati prodighi di particolari, fondata sull’incremento dei voli giornalieri nazionali e sulla sospensione provvisoria di quelli settimanali internazionali.
I vertici della Regione, della Città Metropolitana e di SACAL si sono sforzati di imboccare con il cucchiaino dati ed eventi che documentano una crescita dello scalo che si impenna, anche rispetto alla trasformazione positiva di una struttura che, fino a quando è stata in mano al centrosinistra, era defunta e così improduttiva da renderne conveniente l’abbattimento per farne campi coltivati a bergamotto.
E gli Enzo Marra del luogo come reagiscono? Tralasciando completamente la verità, quella attestata dagli avvenimenti già accaduti, per ribaltarla con una disinvoltura nei costumi di pensiero che dovrebbe allarmare parenti e amici.
Non soltanto rendendosi ridicoli agli occhi di chi, al contrario, sa e conosce, si informa e si istruisce, ma servendo assist a coloro che considerano nemici da demolire.
Poco importa che i congiurati ai danni della città siano ormai allo stremo, emarginati da un dissenso pressoché unanime da parte dell’elettorato: la loro ragione di vita, proprio perché impossibilitati dopo una dozzina d’anni a inventare una realtà parallela da Piazza Italia, è farlo dalle periferie del pensiero, pur di tramare con il solo fine di creare ostacoli artificiosi.
Una battaglia persa in partenza, prima ancora di dare avvio alla pugna: troppo ampio il divario tra le azioni e le iniziative visibili e le frottole di aria fritta sputate a caso.