L’acqua negata e le gelosie da cancellare: le Serre dimentichino presto l’errore e facciano squadra

È iniziata come scontro sulla possibilità di utilizzare le fontane di Piazza del Popolo di Brognaturo ed è proseguita trasformandosi in un meccanismo di gelosie neppure troppo recondite che hanno fatto riaffiorare sospetti e diffidenze reciproche. La ferita aperta nel cuore delle Serre rischia seriamente di diventare un pericoloso precedente storico con un suo carico di danni culturali. Perché è passato un messaggio sbagliato: nel momento di difficoltà non c’è solidarietà, ma una sorta di salvianiano “prima i miei” o, peggio, “solo i miei”.

Un messaggio che va subito cancellato per rispetto di tutti. Della popolazione del comprensorio delle Serre che ha bisogno di risposte soprattutto in questa tremenda fase sociale, dell’immagine della comunità che ha voglia di riscatto. Ma anche di Rossana Tassone che, a pochi mesi dalla sua elezione, si è trovata in un “tourbillon” che, se non si è dotati di un carattere forte, potrebbe schiacciare la personalità.

Vogliamo pensare che abbia commesso un errore di leggerezza, determinato dalla pressione e da complicanze che affrontare alla prima esperienza amministrativa non è compito facile. Rossana Tassone, però, è una persona perbene, figlia di un grande uomo che potrebbe essere d’esempio nei confronti di quanti adesso sfogano la loro rabbia – magari giustificata – con eccessiva irruenza e talvolta con maleducazione.

Sia chiaro: la scelta di “chiudere” le fontane solo per i non residenti non è né giustificabile (la “scusante” dei contagi da Covid non regge), né accettabile. Negare l’acqua a chi ne ha urgente bisogno non è un bel gesto. È stato un grave errore, ma adesso si deve voltare pagina. Da esso non bisogna estrarre il peggio, ma trarre insegnamenti. Il sindaco di Brognaturo non se la prenda per la canzone inventata dalla “voce” dei Parafonè Bruno Tassone. Quella è ironia allo stato puro, ci sta. Eccome.

Il primo insegnamento – che in teoria già si dovrebbe conoscere – è che l’acqua è un bene pubblico, irrinunciabile, di tutti. E, dunque, occorre preservarla, non sprecarla. Bisogna soprattutto tutelare la “nostra” acqua, l’acqua dei monti delle Serre. Le sorgenti vanno valorizzate su tutto il territorio, ovunque ce ne siano. Staccarsi da Sorical è un processo non attuabile nel brevissimo periodo, occorre prenderne atto. Ma da qualche parte si deve (doveva) cominciare. Si deve mettere in conto che la “nostra” acqua potrebbe non essere sufficiente per raggiungere le abitazioni di tutte le zone e che la potabilità non è sempre scontata. 

Secondo insegnamento: nessuno è titolato a dare lezioni. Perché nessuno ha competenze ed esperienze smisurate e nessuno può sottovalutare gli altri ritenendosi superiore. Le lezioncine – pratiche e morali – teniamocele per noi, forse non siamo in grado di giudicare. Semplicemente perché non siamo né dobbiamo ritenerci superiori agli altri. Ed il futuro non ce lo abbiamo in tasca, è imprevedibile.

Terzo insegnamento: fare squadra conviene a tutti. Per affrontare le sfide di un mondo globalizzato in cui ogni area si specializza e aumenta la sua competitività non possiamo permetterci atteggiamenti autarchici. Quindi, ragionare come “area” e non come entità singole è l’unica via.

Quarto insegnamento: la solidarietà si fa, non si sbandiera per vantarsi.
È ora di ripartire, immediatamente. Come squadra, e non come corpi estranei.

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