La verità, l’etica e i sobillatori di pecore: adesso dobbiamo (davvero) recuperare l’umanità

Ci sono persone che hanno una soluzione per tutto, un giudizio per tutti. Che sanno tutto di ogni materia, per loro lo scibile umano è a portata di mano. Che dispensano consigli, che ammoniscono, che invocano punizioni.

Questa rappresentazione, ovviamente irreale, vuole sottolineare quanto la deriva diseducativa dei social stia incattivendo le persone, privandole della capacità di riflessione, scremandole dei valori e imponendo maschere (ben diverse da quelle che oggi hanno una materiale utilità) pronte da cambiare all’occorrenza.
Il titolo di studio poco c’entra, oggi di analfabeti funzionali ce ne sono a iosa.
“Io distinguerei i morali dai moralisti, perché molti di coloro che parlano di etica, a forza di discutere non hanno poi il tempo di praticarla” diceva Giulio Andreotti e molto probabilmente aveva ragione.
Ascoltare lezioni da chi non ha titolo per impartirle, soprattutto in un momento in cui i problemi sono gravissimi, è divenuto insopportabile.
Tre anni fa, lo dicevamo nell’editoriale di apertura del nostro giornale (leggi qui): noi non pretendiamo di essere i portatori della verità assoluta, siamo coscienti di poter essere soggetti ad errore, siamo mossi dal dubbio. Ma la verità la cerchiamo con la nostra testa, il nostro cuore, le nostre mani. E tante volte riusciamo anche a trovarla, mettendo a frutto l’applicazione sul campo dei nostri umili studi e la nostra esperienza sulla strada.
In quell’editoriale dicevamo ancora: “Non inseguiremo gusti, mode e convinzioni del momento; non asseconderemo le tendenze che si nutrono della lamentela ad ogni costo, dei pregiudizi e dei luoghi comuni. Per noi la democrazia non può essere animata dall’invidia sociale, dalla pretesa ingiustificata, dalla doppia morale; piuttosto si costruisce con lo spirito di sacrificio e l’umile lavoro di chi scommette su se stesso, senza l’assillo della scorciatoia”. Oggi lo ribadiamo con forza. E invitiamo chi usufruisce in maniera del tutto gratuita delle informazioni prodotte dal nostro lavoro a mettersi una mano sulla coscienza e a guardarsi allo specchio.
In queste settimane abbiamo davvero scoperto che in un minuto può cambiare la vita. E che basta un’informazione girata su una chat per far venire mille pensieri e altrettante paure. Il dramma che stiamo vivendo ci deve lasciare un insegnamento: recuperiamo l’umanità. La visibilità di un quarto d’ora, i soldi “rubati” con artifici dialettici o con comportamenti falsi non valgono niente.
Il valore di un uomo si misura dai valori che mette in pratica, non dall’auto che guida. Anche se, nonostante tutto, per i sobillatori di pecore è difficile capirlo.

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