La Storia insegna, ma non a “evitare le figuracce”

Lei è Filomena Iatì, consigliere comunale eletta nella lista “Per Reggio Città Metropolitana” e tra i soci fondatori di “Impegno e Identità”, il Movimento nato poche settimane fa e presieduto da Angela Marcianò. Mai un passo senza documentarsi, mai una parola senza avere sott’occhio le carte in mano; loro sono gli sprovveduti giovanotti di una banda di sciamannati che, pur non conoscendo la profondità degli abissi che possono raggiungere, si sono ritrovati ad amministrare una città a furor di allettati e defunti.

L’attrito non avrebbe potuto essere più stridente, gli opposti non avrebbero potuto essere più conflittuali: per approccio alla Cosa Pubblica, per serietà istituzionale, per conoscenza di norme e prassi. Dopo che nella giornata di venerdì erano divampate le fiamme roventi della polemica per i presunti costi dei murales raffiguranti i due “eroi della Resistenza” e disegnati sulle facciate di altrettanti edifici di piazzale Botteghelle, l’avvocato Iatì si è mossa facendo ciò che un rappresentante dedito all’interesse dei cittadini deve fare. Senza badare ai condizionamenti provocati da tossine ideologiche, si è recata dal Dirigente preposto con l’intento di avere tutto il materiale ufficiale, formale: roba burocratica che separa, appunto, la responsabilità di un ente dal livello amatoriale di principianti improvvisati. Ebbene, giunta sul posto, nulla ha trovato Filomena Iatì, perché nulla poteva trovare: non la determina di affidamento, in quanto inesistente, non i numeri messi neri su bianco relativamente alla realizzazione delle opere “partigiane”. Ora, sebbene perfettamente consapevoli che i responsabili della Comunicazione mettono in bocca a ministri e consiglieri comunali, parlamentari e consiglieri regionali, parole che essi non hanno mai pronunciato e di cui nulla sanno, non possono non suscitare tenerezza, frammista ad un delicato senso di pietà, le frasi incautamente affibbiate all’assessore Rosanna Scopelliti mandata in avanscoperta nella sfida a chi aveva osato fare le pulci ai conti “partigiani”. “Assurdo e inaccettabile. Inaccettabile – ebbe a dire la titolare delle deleghe alla Cultura (sigh) e alla Legalità (sigh) per un solo, semplice, banale motivo: perché è falso. Il costo dell’opera ovviamente è molto inferiore”. Di grazia, da dove ha ricavato cotanta sicumera? Non sarebbe stato, e non sarebbe tuttora, meno rischioso esibire atti ufficiali dai quali poter evincere le cifre in oggetto? Non solo per una banale questione di trasparenza, ma anche per una rudimentale questione intellettiva: ce ne gioveremmo tutti, amministratori ed amministrati. In fondo, proprio in virtù del fatto che siamo tutti concordi con l’attivista antimafia (un dì capiremo anche come si svolge materialmente questa singolare attività) quando sentenzia stentorea: “Quando si fanno le pulci a una Amministrazione, verificando, come è giusto che sia, gli atti e ci si assume la responsabilità di veicolare un messaggio ai cittadini, o lo si fa con correttezza, studiando, leggendo e comprendendo ciò che si legge oppure è meglio astenersi, evitando colossali figuracce”, sarebbe stato appena appena il caso, appunto, di studiare leggere e comprendere, lei o chi per lei ha, eventualmente, scritto la nota, al fine di non incappare in scivolose bucce di banana, nella circostanza puntualmente piazzate lungo il periglioso tragitto dal consigliere Iatì. Ma, impavida, Scopelliti, o chi per lei ha scritto la nota, ha voluto strafare: “Qui purtroppo – ha aggiunto con una punta di veleno l’ex Deputata del PdL, o chi per lei ha scritto la nota – i casi sono due: chi ha fatto polemica o non sa leggere un atto amministrativo oppure sta deliberatamente prendendo in giro i cittadini di Reggio Calabria”. Obiezione, in effetti, inappuntabile: a lei la scelta tra le due opzioni, purché il dubbio sia sciolto guardandosi allo specchio. Chi non conosce la supponenza genetica dell’Amministrazione Falcomatà potrebbe domandarsi come sia stato possibile questo festival delle sciocchezze, ma il quesito, invero, riguarda i poveri di senno, certo non quella vastissima parte di città che, quantunque persista nel guardare passivamente e nel riversare lacrime social, aveva già acquisito tutti gli elementi, nel corso dei sei anni precedenti, per sostenere, con cognizione di causa, quanto masochistico sarebbe stato continuare ad accordare la fiducia a Giuseppe Falcomatà, sindaco per grazia ricevuta, ed ai suoi leccapiedi vecchi e nuovi. Quanto emerso nelle ultime ore, tuttavia, va ben oltre la comprensione delle umane stupidità, ben oltre la giustificazione dei limiti naturali, ben oltre la relativizzazione del pensiero. Partigiani del vuoto mentale con gli occhi perennemente rivolti all’indietro, verso un passato antidiluviano che essi conservano in memoria perché nulla possono afferrare di un futuro ad essi estraneo e che a loro, per manifesta grettezza, non appartiene. La Storia insegna, ma non a chi ha fatto dell’analfabetismo amministrativo, culturale, istituzionale e politico, la propria stella polare.

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