La sfida di Cannizzaro segna la fine della ricreazione

La parola chiave è “attesa”: attesa di quello che sarà, attesa di quello che sarebbe stato.

Francesco Cannizzaro, Deputato di Forza Italia che nel pomeriggio di venerdì, presso la sede della Segreteria regionale, con un bagno caldo — in tutti i sensi — di folla, si è concesso per la prima volta nelle vesti di candidato a sindaco di Reggio Calabria per la coalizione di centrodestra, ha sfruttato l’occasione per definire i contorni del suo stile, formale e sostanziale, nel corso della campagna elettorale culminante nelle elezioni del 24 e 25 maggio e, portandosi avanti, la direzione impressa al mandato nel caso in cui uscisse vincitore dalle urne.

A tal proposito si è ripetutamente mantenuto nell’alveo della prudenza, ma chiunque, dentro e fuori quella sala affacciata su Palazzo Campanella, a partire da lui stesso, conosce che il destino di questa competizione elettorale è abbondantemente delineato. Spazzando via i dodici anni di mandato che hanno spedito all’inferno Reggio Calabria, la città freme al desiderio di liberarsi dalle fiamme della mediocrità accese ovunque da tutti coloro i quali hanno fatto da guardaspalle pavidi e silenti a Giuseppe Falcomatà. Perché deve essere ben limpida una riflessione: su questo giornale il reuccio ereditario è stato oggetto di centinaia di editoriali aspri che ne hanno messo in evidenza la disarmante inadeguatezza, ma una certezza si staglia ancora più nitida. In quelle stanze, in quei corridoi, chiunque sia passato per assumere un qualsiasi incarico è stato molto peggio di lui: eticamente e amministrativamente. Sia sufficiente la considerazione che se è vero, come è vero, che negli anni è riuscito a fare terra bruciata attorno a sé, rompendo con chiunque — soprattutto fra i suoi più servili cortigiani — è altrettanto vero che nessuno, e sottolineiamo nessuno, si è mai permesso di attaccarlo mentre si ingrassava all’ombra comoda del capo, salvo rinsavire una volta esser stato buttato fuori a calci.

E questo è un tema di cui Cannizzaro deve preoccuparsi oggi, non domani, perché della kermesse di venerdì pomeriggio il solo dato negativo su cui apporre la giusta attenzione è proprio questo: troppe facce non avrebbero dovuto essere lì, troppi volti si sarebbero dovuti nascondere per quanto sconcio è stato il contributo fornito alle amministrazioni Falcomatà. Eppure erano lì. Vero è che il candidato sindaco è stato capace di una nettezza schietta che non ammette ambiguità: a chi gli ha chiesto del “caso Merenda” ha risposto con fermezza che non esiste nessun caso perché l’argomento è chiuso. Merenda, che di Falcomatà è stato tra i solerti sodali, è fuori dai giochi, non potrà essere candidato. Stop, discorso chiuso. Però diversi tra assessori e consiglieri che per lunghissimo tempo hanno condiviso la sventurata fase ormai prossima all’epilogo dovrebbero essere tenuti a debita distanza. A quale titolo siano presenti non rileva: trattasi di soggetti che devono capire di non poter avere spazio nel nuovo corso. Nessun incarico, nessuna carica, niente di niente: fuori dalle palle. Chiusa questa parentesi dovuta, il “Cannizzaro afternoon” è stato prezioso per mille altre ragioni.

Innanzi tutto perché ha fatto capire quanto davvero il Deputato “azzurro” sia determinato a ribaltare le sorti oggi apparentemente compromesse della città. In un mix di emozioni personali e risolutezza razionale, Francesco Cannizzaro ha già lasciato intravedere che sarà un fiume in piena di concretezza. Al bando le sciocche frivolezze con cui i Falco boys e le Falco girls hanno provato inutilmente a gettare fumo negli occhi, finendo per gettare Reggio Calabria all’ultimo posto delle graduatorie italiane sulla qualità della vita: a fare da padroni severi a Palazzo San Giorgio saranno una precisa visione di città e le proposte reali che da essa discenderanno in modo naturale.

In un contesto da tempo abbandonato alla depressione collettiva, entusiasmo e adrenalina di Cannizzaro possono prevedibilmente rappresentare una terapia shock. Ne avremo contezza già nelle prossime ore, nei prossimi giorni: i primi di quella che il candidato sindaco, già rotto a tutte le intemperie politiche, già considera la campagna più esaltante della propria vita.

Una campagna sulla quale ha già voluto apporre i primi punti fermi: chi farà parte della squadra su cui graverà il fardello di far risorgere Reggio Calabria sappia fin da ora che dovrà lavorare 24 ore su 24, potrà dire addio alle precedenti attività professionali perché la dedizione alla causa sarà totale. Una precondizione che varrà per chiunque: senza questa disponibilità esclusiva, impossibile entrare nella stanza dei bottoni.

Non un dettaglio irrilevante, se il desiderio — come manifestato da Cannizzaro — è quello di costruire una squadra di primo livello. E perché ciò sia realizzabile il primo passo, fondamentale a parere di chi scrive, è quello che ha annunciato il candidato tra gli applausi: far tornare a lavorare tutti, a partire dai consiglieri. Sembrerebbe scontato, ma questa banalità è intimamente connessa a una sporca abitudine che dovrebbe imbarazzare e fare arrossire chiunque se ne sia reso autore e complice: lo svolgimento delle sedute di Commissione da remoto. Una mascalzonata che ha permesso di guadagnare lauti compensi, a suon di gettoni di presenza su gettoni di presenza, a chi, dopo aver risposto “Presente”, era libero di dedicarsi a tutt’altro o, addirittura, si è potuta permettere, in modo canagliesco, di fingere di esercitare il proprio remunerato dovere a migliaia di chilometri di distanza. Fine della ricreazione, ha anticipato il frontman del centrodestra: le riunioni di Commissione torneranno ad essere svolte in presenza, a Palazzo San Giorgio. Un Palazzo che, oggi tetro e vuoto, sarà — ha promesso Cannizzaro — dinamico, operoso e accogliente già dall’androne d’ingresso, dove è possibile scorgere con sconcertante precisione la trasandatezza caratterizzante l’era falcomatiana, tra fannulloni e sfaccendati impegnati a giochicchiare con gli smartphone.

Aria nuova spirerà nelle Circoscrizioni di nuova realizzazione che, altra assicurazione di Cannizzaro, saranno oggetto di un immediato restyling regolamentare per ovviare alle deficienze licenziate in occasione del recente ripristino degli organismi territoriali. Filiera istituzionale che parte da Bruxelles. Riscontro un entusiasmo pazzesco. Voglia di cambiamento.

Vento di cambiamento che, è l’anticipazione, già sabato si appaleserà con la presentazione del simbolo della lista del sindaco che, però, di classico avrà ben poco: è stata concepita, nelle intenzioni del parlamentare, per dare maggiore spazio a chi dalla politica finora si è tenuto alla larga — giovani e professionisti che non saranno ostacolati nella loro corsa dalla presenza di vecchi marpioni acchiappavoti.

Così Francesco Cannizzaro vuole dare sostanza a quel sogno che lo anima da bambino: diventare sindaco di quella che ha definito, più e più volte, la città più bella del mondo. Tanto spazio è stato concesso alle emozioni personali che, tuttavia, non hanno fatto velo — come scritto in principio — sulla logica e sul metodo. Per far cambiare direzione alla città sarà necessario dar vita a una delle Giunte maggiormente autorevoli della storia cittadina. Soltanto in questo modo sarà possibile essere all’altezza delle aspettative che il vice capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati ha riscontrato nel corso di questi giorni, di queste settimane, di questi mesi. Per troppo tempo è stata assente la Politica con la P maiuscola: un dato gravido di conseguenze, non ultimo quello di impedire che l’apparato amministrativo si allineasse all’indirizzo politico.

L’orizzonte, insomma, appare cristallino agli occhi di Francesco Cannizzaro: questa è una partita che non si può sbagliare e per vincerla era indispensabile, prima di ogni altra cosa, sfidare sé stesso. Ne sarà valsa la pena se finalmente sarà riuscito a capovolgere l’andazzo del menefreghismo.

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