“La rinuncia di sindaco e Giunta a metà dello stipendio è elemosina che offende i vibonesi”: il PD non approva

"Il gesto o è concreto o lascia il tempo che trova"

“Il sindaco – è la considerazione di Francesco Arena, dirigente del Partito Democratico di Vibo Valentia – annuncia che rinuncia, insieme alla Giunta, a metà dello stipendio e cade nell’ennesima contraddizione.

Ed infatti, da un lato (citando in modo inopportuno la Madonna), afferma che le opere di bene si fanno in silenzio e dall’altra annuncia la devoluzione di metà dello stipendio per la durata dell’emergenza a mezzo di un comunicato stampa. Ma come? Se la beneficenza si fa in silenzio allora che motivo c’è di fare un comunicato stampa proprio a sua firma. Ma il punto è sostanzialmente un altro e cioè che siamo di fronte all’ennesimo colpo di teatro, che offende, ancora una volta i cittadini vibonesi”. Cosa vuole significare, infatti, rinunciare a metà dello stipendio -si chiede l’esponente del PD – solo per marzo e (forse) aprile dell’anno corrente se non tentare in modo subdolo di fare passare un messaggio distorto di falsa solidarietà?
Il gesto o è concreto o lascia il tempo che trova. Per concreto si intende uno sforzo di natura sostanziale che possa consentire attraverso una manovra di Bilancio di sospendere o annullare il pagamento dei tributi per commercianti e fasce deboli compensando con una rinuncia totale (e non metà parte) dello stipendio per almeno un anno intero (e non due mesi). Solo in questo caso la somma acquisisce il carattere della rilevanza e della consistenza che permette davvero di lanciare alla città un messaggio di positività e di vera solidarietà. E’ questo che chiede il Partito Democratico, che ha chiesto il sottoscritto unitamente al capogruppo Stefano Luciano ed al Coordinatore Francesco Colelli.
Il gesto di rinunciare solo a metà stipendio e solo per un mese (tanto durerà l’emergenza posto che ci avviamo alla fase 2), non consente di operare manovre di Bilancio che incidono realmente, perché la somma che si potrebbe raggiungere – calcola Arena – è esigua, quasi un elemosina che offende chi la saracinesca è stato costretto a chiuderla totalmente e non a metà. I commercianti, i tanti lavoratori delle fabbriche, tanti cittadini, sono senza stipendio mentre gli assessori del Comune percepiscono due entrate e cioè una come professionisti ed una come politici. Rinunciare in toto alla seconda, almeno per un anno, è d’obbligo soprattutto per chi si è presentato alla città come componente di una Giunta di ‘alto profilo’ che si era prestato all’incarico politico non per profitto personale ma per amore della città? Ed ora tutto l’amore verso la città che si trova in ginocchio e che rischia di affossare in modo definitivo in che consiste? Nella rinuncia di metà stipendio per un mese o forse due? Tutto qui?”

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