La questione è un’altra: la scuola non è più scuola, ma un’azienda

Pubblichiamo, di seguito, la lettera firmata inviata alla nostra redazione concernente i problemi del mondo della scuola:


*Trovo assurdo sollevare il “problema” sempre nel periodo estivo a due mesi  delle aperture dell’anno scolastico. Trovo assurdo l’atteggiamento dei dirigenti che ogni anno riversano sulla politica locale, regionale e nazione, ma  anche del prefetto la  mancanza di nuove aule o addirittura della struttura per accogliere gli alunni in esubero. 

Vorrei ricordare ai dirigenti delle scuole più numerose della città di Vibo Valentia che “PROGRAMMARE” significa anche NON accettare più iscrizioni quando non si può garantire al meglio il diritto allo studio e il diritto alla sicurezza scolastica. Nessuno ne parla per paura, omertà o indifferenza, ma in questi istituti sono formati da classi “pollaio”  27 alunni o più, dove l’attività didattica e la sicurezza non credo possano essere garantite. Voglio ricordare che una sentenza del Tar vieta classi con più di 23 alunni. Le classi con un numero superiore a 23 alunni devono essere sdoppiate cosa che non accade mai neanche in presenza di un alunno diversamente abile. Mi domando come mai i dirigenti scolastici, che vedono lievitare anno dopo anno le loro iscrizioni,  non abbiano mai  pensato di chiedere al MIUR  lo sdoppiamento dei due istituti come avviene in altre città italiane, dove  le domande di iscrizione, sono in effetti accolte entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili nella singola istituzione scolastica, definito sulla base delle risorse di organico e dei piani di utilizzo degli edifici scolastici predisposti dagli Enti locali competenti. Un problema che non nasce assolutamente con l’emergenza sanitaria che da mesi stiamo vivendo.  “Palazzo Soriano” è una struttura costosissima adibita a scuola con aule, palestra, laboratori e aula magna che  poteva ospitare un numero ridotto di alunni, ad oggi però i numeri delle iscrizioni all’istituto sono aumentate fregandosene della “sicurezza” in un territorio fortemente sismico.  

Sono anni che va avanti questa diatriba, sono anni che non si vuole trovare  una  soluzione  definitiva.  Come mai l’anno scorso hanno rifiutato la proposta del  presidente della Provincia di Vibo Valentia  di spostarsi nell’ Istituto situato vicino l’ Industriale di nuova costruzione, che per altro è l’unico ad avere  le carte in regola, dove sono ospitati poche classi dell’istituto tecnico per Geometri? La soluzione è solo una: chiedere al MIUR lo sdoppiamento dei due istituti anche in altre strutture strategiche già esistenti a Vibo, ma anche fuori  dalla città per garantire diritto allo studio e sicurezza, ma anche per  agevolare  soprattutto gli alunni che provengono dai paesini limitrofi per i quali le famiglie pagano un onere elevato per i mezzi di trasporto.  

Parliamoci chiari gli istituti di Vibo sono retti soprattutto dagli alunni  pendolari che in massa vengono in città per far garantire l’istruzione ai loro figli. La mancanza di scuole in posti strategici comporta enormi sacrifici non solo economici, ma anche  di salute dei ragazzini che dopo le medie nei loro comuni si vedono catapultati in una realtà giornaliera pesante:  sveglia alle cinque del mattino, viaggio a volte di ore per arrivare a scuola ed affrontare già stanchi la lunga mattinata scolastica di sei ore per poi aspettare ulteriormente  per tornare a casa.

Riorganizzare le sedi di tutti gli istituti scolastici in base al numero degli studenti iscritti in “esubero” non è giusto. Creare problemi agli altri istituti che problemi non ne hanno non è onesto. Strutture secolari come il liceo classico, l’istituto d’arte, il segretario e istituto tecnico economico dove i dirigenti scolastici gestiscono egregiamente la scuola  garantendo  la didattica  con classi meno di 23 alunni e soprattutto  garantendo la sicurezza in caso di evacuazione di massa . 

I “licei” si sono sempre sentiti di serie “A” vantandosi di avere una marcia in più.  Le scuole sono tutte efficaci  ”tutti al liceo”  è  solo  un trend che ormai da troppi anni va consolidandosi. Senza nulla togliere agli indirizzi liceali, ma spesso tanti  genitori scelgono l’istituto adatto ai propri figli  partendo dal pregiudizio: che gli istituti tecnici e gli istituti professionali siano di “serie B”. Non è affatto così. Anche fra questi istituti ci sono eccellenze e chi li frequenta apprezza la qualità dei singoli percorsi, molto vicini alle esigenze del mondo del lavoro e per niente incompatibili con il proseguimento degli studi nelle università, anzi hanno una marci in più.
Forse  dovrebbero essere chiamati “licei tecnici” per dare il giusto riconoscimento alla loro qualità ed essere attrattivi per le famiglie.

Il diritto allo studio è il diritto all’accesso e al successo nel percorso formativo di ognuno, a prescindere dalle condizioni socio-economiche di partenza. Investire sul diritto allo studio significa garantire a tutti la possibilità di frequentare la scuola e raggiungere le proprie aspirazioni. 

Aggiungerei anche il diritto all’ incolumità.
Le scuole sono considerate ormai  “aziende” con un giro di denaro inimmaginabile  con appalti, progetti  e fatturazioni  di ogni genere mai  controllate.  

*Lettera firmata

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