La ‘ndrangheta brucia i negozi, Falcomatà si spegne nell’assenza

Sono bastate poche frasi ad Anna Pontari per mettere a tacere il sindaco di Reggio Calabria

Lo ha fatto in punta di piedi, quasi come se fosse lei, la vittima, ad essere di troppo nel flusso impotente di parole vuote che fanno da inevitabile corollario ai drammi vissuti sulla pelle di chi davvero, in silenzio e distante anni luce da selfie e clamori, combatte i delinquenti, ogni minuto, ogni giorno e lo fa limitandosi, con semplicità, a fare il proprio lavoro.

Proprio perché espressa con estrema educazione, la fermezza che l’ha accompagnata nella volontà di mettere i puntini sulle i e Giuseppe Falcomatà al proprio posto merita di essere messa nel giusto risalto. Nella notte tra mercoledì e giovedì, l’infamia del racket si è schiantata su “Zero Glutine Life”, una panetteria-rosticceria nel cuore di Reggio Calabria, all’angolo tra via Torrione e via Giudecca. Esercizio commerciale letteralmente inghiottito dalle fiamme, ma per il Primo Cittadino, in ostinato silenzio fino a stamattina, si è trattato di “una vetrina bruciata”. Un gesto di fronte al quale, Falcomatà ha pensato bene di ringraziare su Facebook: “Libera per tenere sempre alta l’attenzione sul racket e sulla ‘Ndrangheta”. E con disprezzo del ridicolo, più che del pericolo, non dimenticando di aggiungere che: “Io scenderò in piazza a fianco degli imprenditori onesti, dei commercianti e di tutti coloro che non abbassano nè la testa nè le saracinesche!”. Peccato che questo lo abbia distolto dal rivolgere una sola sillaba, di persona, con un abbraccio o una stretta di mano poco importa, ad Anna Pontari, la proprietaria dell’esercizio commerciale che, di fronte a ciò che ha evidentemente considerato un comportamento ipocrita, si è servita dello stesso social network per manifestare il proprio pensiero, intriso di amarezza, delusione e tristezza. Considerazioni, le sue, che hanno, in maniera deliberata, voluto mettere a confronto la solidarietà ricevuta dalla gente comune e le rassicurazioni fornite da altre istituzioni con l’indifferenza ostentata dal principale inquilino di Palazzo San Giorgio. Migliaia di persone, ha scritto l’imprenditrice, che si sono mostrate vicine e solidali a differenza di un sindaco che “non si è fatto né vedere né sentire tranne oggi con un post a cui non ho potuto fare a meno di rispondere, dopo 4 giorni. Come tollerare questa ignavia quando la consapevolezza più immediata che si è avverte è che in quegli attimi in cui il fuoco divorava il locale: “Si sono liquefatti i sacrifici di una vita di imprenditoria, i sogni miei e della mia famiglia”? No, è impossibile da sopportare, soprattutto se si pensa, come fa Anna Pontari, alla “gioia” che brillava “negli occhi dei bambini celiaci, come me, che entravano in un posto dove nessun cibo era loro vietato”. Nessuno, quindi, tanto meno il Primo Cittadino, si permetta di mettere sullo stesso piano la critica, peraltro ampiamente legittimata dall’operato indecente esibito in questi quattro anni dal modo con cui ha amministrato la città, con la violenza subita da imprenditori onesti. Risorse positive e di cui andare fieri, nonostante il mancato sostegno da parte di chi dallo scranno più alto del Municipio pensa a politicizzare un evento tragico le cui cicatrici resteranno per sempre sull’anima di chi lo ha patito, non di “Libera”.

 

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