La Marcianò sfida Falcomatà: “Informerò i reggini dei tentativi di ridimensionamento”

Il vaso è colmo, anche se, non c’è da dubitarne, tante altre saranno le gocce che contribuiranno a farlo traboccare. Quella dei rapporti inesistenti tra il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà e l’assessore Angela Marcianò è una storia stucchevole che denuncia, tanto per cambiare, l’irresponsabile modo di governare la città da parte del capo dell’Esecutivo comunale. Il dato da cui partire è uno: la delegata a Legalità e Trasparenza, Lavori Pubblici, Attuazione Protocollo ANAC, Politiche della Casa e dismissione del ghetto di Arghillà e Contrasto all’Abusivismo Commerciale, è la sola, all’interno della Giunta, a non essere soggiogata dal volere dell'”uomo solo al comando” (con quali risultati, purtroppo, è noto alla cittadinanza). Originariamente estranea ai giochi della politica, la giovane giuslavorista ha rapidamente conquistato, lei sì, la fiducia dell’opinione pubblica: secondo elemento che, nella rancorosa visione della vita che muove i passi di Falcomatà, rappresenta un’onta insopportabile. In un contesto simile, i due contendenti non hanno mai fatto mistero di una rivalità le cui ripercussioni, inevitabilmente, si scaricano sugli interessi della collettività. E’ noto che le frizioni hanno raggiunto un’intensità tale da indurre il sindaco a decidere l’estromissione dalla Giunta della docente universitaria approfittando di un rimpasto che, sebbene di difficile concepimento visto che son serviti due mesi per giungere all’epilogo, non ha portato all’esito sperato: Angela Marcianò è rimasta dentro, a dispetto dei desiderata di Falcomatà. Un ulteriore sigillo all’irrilevanza dello stesso, impotente addirittura nell’esercizio delle sue funzioni primarie. Lo scenario è poi diventato da incubo per il Primo Cittadino quando, deflagrazione del mese scorso, Matteo Renzi ha cancellato in un lampo il suo nome dai 12 componenti della Segreteria nuova di zecca rimpiazzandolo con quello dell'”acerrima nemica”. Ed ora, infatti, i due sono ai ferri corti. A tal punto che la Marcianò ha posto un autentico ultimatum il cui contenuto è esplicitato in una email inviata con posta certificata e destinata al Primo Cittadino. “Dichiaro senza esitazione – queste le parole scelte dall’assessore e riportate dal Corriere della Calabria – che se è in atto il tentativo di mettere in crisi, e non per la prima volta, un intero settore nevralgico della pubblica amministrazione al solo fine di paralizzare un’attività politica e amministrativa in forte ripresa, molto apprezzata dall’opinione pubblica, non potrò esimermi dal relazionare ai concittadini questo ultimo scenario, nei termini e nei fatti che andrebbero a delinearsi da un esame più approfondito”. Un tentativo, chiarissimo, di mettere spalle al muro il sindaco, reo, secondo Angela Marcianò, di aver disposto il trasferimento di due funzionari del Dipartimento Urbanistica. La giuslavorista, ormai entrata a pieno titolo nell’agone politico, non nasconde di sentire dietro le spalle il caldo soffio popolare e, non ultimo adesso, quello del Segretario nazionale del Partito Democratico di cui Falcomatà immaginava di essere, fino al mese scorso, il punto di riferimento a Reggio ed in Calabria. “Credo di avere, e non certamente da sola, inaugurato un new deal, più volte attentato e compromesso – è la durissima accusa rivolta dalla professoressa universitaria – da tentativi di ridimensionamento di varia natura, anche esponendomi a rischi personali, ma in questa occasione, essendo stati colpiti non a caso due fra i funzionari più vicini, impegnati e di assoluta fiducia, riservo, qualora non venissero revocati immediatamente gli atti censurati, come auspico, di informare la cittadinanza affinché ne prenda cognizione e atto, e le rappresentanze sindacali tutte per le conseguenti azioni che le stesse certamente intenderanno intraprendere a tutela dei lavoratori ingiustamente discriminati”. Frasi eloquenti che non lasciano spazio all’immaginazione, ma ancorano la città di Reggio Calabria ad un duello in cui la parte debole, Falcomatà, appare la palla al piede di una maggioranza per i cui (pochissimi) membri dotati di testa pensante è diventato improcrastinabile alzare finalmente la testa con orgoglio prima dell’inabissamento, causato dal “Capo”, negli inferi della mala amministrazione.

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