La leggenda della Diga e la triste realtà dei (poco) “Santi Mentitori”

Un'opera attesa mezzo secolo, costata 230 (DUECENTOTRENTA) milioni di euro

Falcomatà, Oliverio, Incarnato (Commissario Sorical), Irto e l'Arcivescovo Morosini

Tutto si può dire tranne che al sindaco di Reggio Calabria faccia difetto il coraggio.

Perché è di cospicue dosi di spudorata sfacciataggine che si ha bisogno per informare, con un post su Facebook, i cittadini reggini che: “Apprendiamo da SORICAL che la loro condotta che collega la Diga del Menta alla nostra città si è, per l’ennesima volta, rotta”. Non è parso vero al Primo (?) Cittadino di potersela svignare e sfuggire così alle responsabilità di chi, se fosse dotato di un briciolo di serietà, dovrebbe essere in prima linea nei momenti di difficoltà e non quando c’è da brindare al nulla. Perché, vuoi per ingenua inettitudine, vuoi per meschinità ingannevole, questo stesso sindaco era lì, sul proscenio e sotto le luci della ribalta, quel fatidico 28 ottobre quando, senza che mancasse nessuno all’appello, da Mario Oliverio in giù tutte le massime autorità istituzionali si facevano beffe del popolo sceneggiando una delle più grandi truffe della storia italiana. Un’opera attesa mezzo secolo, costata 230 (DUECENTOTRENTA) milioni di euro di denari sgraffignati dalle tasche del popolo, e che loro si fregiavano, cantando e ballando, di aver portato a compimento. Denari pubblici ai quali vanno aggiunti quelli buttati nella discarica delle menzogne propagandistiche che hanno accompagnato le settimane precedenti, pomposamente dominate da cartelloni e spot trionfalistici che comunicavano all’intero emisfero la fine della sete per la città. Ebbene, quella stesso sindaco che allora sgomitava per rubare meriti che non gli appartenevano, in queste ore si nasconde alla furia popolare affrettandosi a mettere i puntini sulle i per puntare l’indice contro SORICAL. E no, chi ha la schiena dritta non assume comportamenti simili, anche se, a volere vedere il bicchiere mezzo pieno (di più non si può, vista la penuria), un merito, prodotto dalla rottura che sta facendo penare i reggini in questi giorni, esiste: quello di aver smascherato le bugie, tutte. Perché se è giusto si riservino applausi a chi è stato artefice di qualcosa, è giusto anche che i fischi siano indirizzati nella stessa direzione. Fermo restando che c’è sempre la via di fuga intramontabile, quella mai soggetta a prescrizione: “E colpa delle Amministrazioni precedenti” e, quindi, serve andare a ritroso nel tempo per capire quali sono le responsabilità accumulatesi in quel passato talmente cupo che nei rubinetti delle abitazioni di tre quarti di Reggio Calabria scorreva a fiumi. E se quei pochi, rispetto alla quasi totalità della popolazione attuale, che hanno patito tale indegna sofferenza anche nei decenni precedenti, hanno qualcosa da dire, mettano, piuttosto, sotto esame la loro coscienza civile e tacciano senza blaterare, con accenti vittimistici tipici di chi soffre di complessi d’inferiorità. Anch’essi, peraltro, sono rappresentati da quello stesso Primo (?) Cittadino che, pur essendo il massimo responsabile politico-amministrativo di una città immersa nella melma fino al collo, si permette il lusso, mano in tasca, di fare gesti teatrali e trasudanti totale distacco dai concreti problemi quotidiani della gente inerme: ultimo, quello di regalare a tutti i consiglieri comunali una copia della Costituzione italiana, la stessa che, peraltro, si era speso per cambiare in occasione del referendum del 4 dicembre del 2016. Un’azione, evidentemente, indispensabile, questa del dono, ai fini del benessere collettivo, dopo la “pericolosissima azione sovversiva” compiuta in Aula da Lucio Dattola, reo di aver fatto il “saluto romano”. In questa scala sconnessa delle priorità di Falcomatà rispetto a quelle dei reggini, però sarebbe opportuno che buttasse, finalmente, un occhio, anche la magistratura. Come sia possibile non aver ancora avviato un’inchiesta sulle malefatte connesse alla realizzazione ed al presunto completamento della Diga del Menta è uno dei tanti misteri che avvolgono questa città. Eppure di esposti ne sono stati presentati; eppure dalle parti del Palazzo di Giustizia, in presenza di documenti ufficiali consegnati a più riprese, dovrebbero avere contezza della presenza di ipotesi di reato su cui vale, e vale tanto, la pena fare luce. E’ necessario sapere la verità, è necessario sapere perché dal 21 gennaio del 2017 mezza città si è ritrovata a poter utilizzare il bene primario per eccellenza soltanto a discrezione dei “signorotti” di Palazzo San Giorgio; è altrettanto necessario conoscere i motivi (veri) per i quali una maxi opera come la Diga del Menta è pressoché inservibile dopo appena tre mesi dall’avvio delle attività. Perché, anche dando per buona l’ipotesi, per nulla peregrina, che la pressione sia eccessiva rispetto alla capacità delle condotte cittadine, ciò avrebbe dovuto indurre Oliverio, Falcomatà & Co. ad una maggiore prudenza. Una continenza di comportamento che non appartiene ad essi, i quali, anzi, si sono gettati a capofitto nel pozzo della falsa informazione: purtroppo per loro, se all’interno manca l’acqua, è altissimo il rischio di sbattere rovinosamente la testa.

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