Poco più di una settimana fa, in occasione della proclamazione ufficiale di Francesco Cannizzaro quale nuovo sindaco di Reggio Calabria, l’attenzione è stata appuntata sulla necessità, da parte della comunità, di tornare a prendere confidenza con la presenza di una figura apicale che fungesse da riferimento, personale e istituzionale. Un’abitudine persa da troppo tempo in mezzo alla nebbia fitta dell’inadeguatezza e dell’indifferenza: le fondamenta su cui hanno poggiato i due mandati che, infatti, si sono sfarinati sotto il peso insostenibile della sproporzione tra necessità e capacità di farvi fronte.
Per la fortuna che, in questo caso, ha preso forma nelle cabine elettorali allestite per le elezioni di tre settimane addietro, tutto questo è stato polverizzato dalla sete di riscatto di un popolo intero. Fatte salve le sacche di resistenza nascoste nelle ridotte dell’opportunismo e della familiarità con il buio della storia, ha alzato la testa, innalzato il cuore e respinto con fermezza e passione gli assalti mossi dai nemici della città, finalmente ricacciati fuori dalle mura di cinta della moralità dentro cui si erano insinuati con trucchi e bugie.
Questa la cornice, ma nel quadro i reggini altro non pretendono che nutrire l’avvenire avendo negli occhi una proiezione da riempire con fatti e credibilità. Da qui è partito Cannizzaro, da qui il Primo Cittadino si è messo in moto: un metodo che, nato come inclinazione, si è rapidamente fatto consuetudine. Reazione rapida, presenza percepibile, soluzione efficace: le tre armi da opporre alle incognite e alle complicazioni tipiche di una città articolata e ricca di contorte contraddizioni.
Il sindaco, agli albori del mandato, lo sta facendo in assenza del supporto di assessori e consiglieri. I primi saranno designati da qui ai prossimi giorni, i secondi sono stati proclamati nel tardo pomeriggio di venerdì. Saranno bracci operativi e ciascuno di essi una longa manus del Primo Cittadino che, però, durante la fase di transizione, non è rimasto in comoda attesa degli eventi. Sopralluoghi, convocazioni, decisioni, facendo leva già sulle nuove figure che mapperanno le tortuosità del territorio: i rappresentanti delle neonate Circoscrizioni.
Il fermo amministrativo cui è stata costretta la macchina di proprietà di Reggio Calabria, ma rubata nel 2014 da associazioni specializzatesi nel furto di possibilità e sogni, desideri e aspettative, ha rischiato di porre un’ipoteca definitiva sul sentimento comune che, smarrito il senso di urgenza di quanto si appalesava come necessario, richiedeva un ritmo più sostenuto per tornare a battere con regolarità.
Si adatta perfettamente l’espressione “correre ai ripari”, perché per rimuovere i detriti generati dall’imperizia delle maestranze di Palazzo è indispensabile correre. E, quindi, astraendosi dai tempi richiesti dagli adempimenti burocratici, c’è da sottrarre a un’area di cantiere un tratto di litorale utilizzato alla Sorgente dai bagnanti? C’è da cancellare l’oltraggio dell’impossibilità di tuffarsi nelle acque di Punta Pellaro e, anche in questa circostanza, rimettere a disposizione del culto perduto della bellezza un tratto di mare denso di fascino? Si fa quel che si deve, come si deve. Coinvolgendo attivamente l’apparato burocratico, responsabilizzando gli uffici preposti e imprimendo una sterzata decisa allo stanco tran tran delle procedure amministrative.
Al fondo di ogni valutazione, uomini e donne, anziani e bambini questo bramano: l’eliminazione di ciò che deforma la promessa di vita nella città in cui hanno piantato la base di lancio di progetti e prospettive.