La (fasulla) resurrezione dei Circoli del PD calabrese, questi sconosciuti

I Circoli del PD stanno spedendo in queste ore certificati di esistenza in vita

Anni di silenzio tombale, anni di immobilismo, anni di invisibilità, anni di assenza dalla scena politica, anni di vuoto cosmico: tutti cancellati in meno di un attimo con una improvvisa consapevolezza di esistenza in vita.

E’ ciò che sta succedendo in queste ore ai Circoli del PD calabrese che, dopo un letargo senza tempo che aveva fatto disaffezionare anche i più strenui militanti, sono risorti inopinatamente ed a provocare questa inattesa rinascita è stata niente poco di meno che la corsa alla Segreteria Nazionale di Nicola Zingaretti, il sopravvalutatissimo presidente della Regione Lazio al quale tentano di sbarrare la strada Marco Minniti e Maurizio Martina, oltre ad un nugolo di improvvisati volenterosi. E’ singolare questo brama, in Calabria, di costituire Comitati a supporto del fratello del “Commissario Montalbano” e lo è per diversi motivi, non ultimo quello legato alla partecipazione alla contesa dell’ex ministro dell’Interno. Ora, sarà pur vero, che nessuno è profeta in patria, ma la slavina che si sta materializzando per travolgere l’esponente politico reggino deve avere origini sconosciute a coloro che non sono addentro alle esoteriche dinamiche del PD. Sembra certo, tuttavia, osservando le mosse di “colonnelli e “caporali” che gli antichi riti siano duri a morire. Non c’è scoppola elettorale che tenga: un modo di fare politica, del resto, non si può pretendere che cambi in maniera radicale dall’oggi al domani. La sensazione è che l’ottusità dei “generali senza truppe” sia ancora lì, granitica, ad impedire che le finestre di quel partito siano finalmente spalancate sullo spirito collettivo del Terzo Millennio. Con un istinto suicida ormai privo di giustificazioni, i pochi ras che si combattono tra loro per guadagnare centimetri nella eterna battaglia di posizione utile solo alla tutela dei miseri interessi personali lasciano fuori dalla porta chiunque non sia funzionale a questo obiettivo di piccolissimo cabotaggio e decidono. Decidono di correre sempre più velocemente verso il baratro dell’irrilevanza, decidono di fuggire dal buonsenso. Se da una parte c’è un Movimento 5 Stelle che ha raso al suolo i luoghi fisici del confronto e dall’altra un centrodestra che gravita sempre e solo attorno ai capricci di pochissimi oligarchi felici di comandare all’interno dei propri sgabuzzini, il Partito Democratico ha costruito, con pazienza, il monumento all’ipocrisia. Dietro la parvenza di Circoli che hanno le ragnatele, propugnano una politica partecipata, dimenticando, tuttavia, di praticarla. Questa fase di avvicinamento alle Primarie non è di buon auspicio per la sopravvivenza di un’organizzazione politica col fiato cortissimo, incapace di far tesoro delle batoste subite e, di conseguenza, senza la benché minima possibilità di tirare fuori dal cilindro l’homo novus in grado di dare un senso compiuto alla storia o anche, più modestamente, una direzione razionale al percorso. Tutti apparentemente esaltati dalla figura di Zingaretti, ma senza che qualcuno spieghi una sola ragione perché, per esempio, lui, oscuro burocrate di partito, dovrebbe essere più abile di Minniti a tirare fuori dalle sabbie mobili una forza politica su cui per anni si sono rette esperienze di Governo che vedevano proprio nel deputato calabrese un pilastro davanti al quale gli indifferenti di oggi, in questa regione, si piegavano adoranti.

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