La storia della Domotek Volley Reggio Calabia continua a scrivere pagine indelebili: entusiasmo a raffica per la stagione che si va ad aprire, la prima in serie A2 arrivata dopo un’annata letteralmente da Guinnes: a luglio, al Volley Mercato di Bologna, la società ha ricevuto gli applausi di tutto il mondo pallavolistico italiano, ricevendo i tre titoli conquistati — la Coppa Italia Del Monte, la Supercoppa e il piatto celebrativo della promozione in A2 — uniti al premio per il miglior Coach dell’anno, il premio “Costa-Anderlini”, per il proprio deus ex machina, l’allenatore reggino Antonio Polimeni; al conferimento all’Addetto Stampa del club amaranto, il giornalista Giovanni Mafrici, del trofeo come Miglior Addetto Stampa del campionato “Premio Roberto Stracca”..
Oggi, la storia dell’annata del “triplete”, probabilmente irripetibile per cifre, contenuti, coinvolgimento e risultati, alza al cielo un nuovo trofeo, quello del pubblico più corretto, che esalta una cornice — quella reggina — capace di arrivare a cifre da urlo negli ultimi tre anni.
La Domotek Reggio Calabria dovrà attendere le 16:00 di domenica 25 ottobre prima di ricevere, davanti al proprio pubblico, il premio; in quell’occasione i reggini sfideranno Consoli Sferc Brescia.
Il sesto trofeo annuale, che racchiude tutto lo spettacolo offerto, con grinta, coraggio, attaccamento alla maglia ed un sapore particolare: portare in alto i colori della città di Reggio Calabria.
Il premio “Kirk Kilgour”. Il primo giocatore statunitense a venire a giocare in Italia, nel lontano 1973, ovvero quando il livello della pallavolo in Italia era ancora molto lontano da quello delle forti squadre dell’Est Europa e degli stessi Stati Uniti. Dopo un secondo posto al suo primo anno nelle file dell’Ariccia Roma, vinse l’anno successivo lo scudetto. Purtroppo, agli inizi del 1976, durante un banale esercizio in palestra, un grave infortunio non solo bloccò la sua carriera sportiva, ma lo paralizzò pesantemente: lesione al midollo spinale e totale paralisi degli arti.
La sua incredibile forza interiore gli ha permesso di reinventarsi, studiando e facendo realizzare una sedia completamente automatizzata, con telefono e comandi televisivi a impulsi vocali, che gli hanno permesso di svolgere il lavoro di telecronista di volley. Questo fino alla sua morte, avvenuta in Colorado nel 2002. Ci ha lasciato non solo un esempio di grande coraggio, ma un’eredità ancora più grande, trasmessa con una poesia che non può non emozionare