La città piena è stato il segnale: Vinitaly ha raccontato la Reggio che Cannizzaro vuole costruire

Ci sono immagini che vanno oltre gli slogan, rappresentazioni concrete che diventano dichiarazioni programmatiche. Soprattutto quando si manifestano all’alba di un mandato, di un qualsiasi mandato.

Un lungomare calpestato in ogni suo centimetro quadrato, ordinato, pulito come non mai, gioiosamente invaso da visitatori, con le attività ricettive e della ristorazione al completo e un grande evento capace di portare nel cuore di Reggio Calabria decine di migliaia di persone.

È l’immagine restituita da Vinitaly and the City, il cui bilancio, affidato dal sindaco Francesco Cannizzaro ai propri canali social, parla di 60 mila presenze e 50 mila degustazioni, con 69 aziende vitivinicole, sette collettive e 16 realtà tra amari e spirits. Tutte sold out le masterclass. Pieni alberghi, B&B e ristoranti.

Numeri che, al di là della legittima soddisfazione, consegnano alla città una certezza: quando Reggio viene messa nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale, sa rispondere.

Ed è probabilmente questo il dato politico più rilevante.

Perché la questione non riguarda soltanto Vinitaly. La questione è quale idea di Reggio Calabria emerga da un’iniziativa di questa portata. Una visione che il Primo Cittadino continua a ribadire ad ogni piè sospinto sin dalle settimane della campagna elettorale e che ora, a dispetto delle tempistiche inesorabili del calendario, sta già cominciando a definire ad un ritmo letteralmente impressionante.

Per troppo tempo la città ha potuto essere raccontata quasi esclusivamente attraverso ciò che non funzionava: il degrado, le inefficienze, le occasioni mancate, l’eterna attesa di una normalità scomparsa financo dall’orizzonte delle utopie.

Il racconto è finalmente cambiato. Il racconto può finalmente essere diverso.

Reggio è in condizioni di accogliere. Reggio può funzionare. Reggio attira. Reggio sa organizzare.

Parole che traducono una realtà verificabile attraverso migliaia di persone che hanno scelto di riversarsi in città, fermarsi, consumare, pernottare, partecipare.

È qui che l’Amministrazione Cannizzaro può già rivendicare un cambio di prospettiva.

Perché ciò che ha colpito non è stato soltanto il successo di Vinitaly, ma la capacità di trasformare il Lungomare nel baricentro di una città in festa, vissuta in tutta la sua pienezza. Le degustazioni e le masterclass, certo, ma anche i concerti all’Arena, le iniziative collaterali, la ristorazione, le attività ricettive: un unico grande movimento che ha avuto nel Lungomare il proprio epicentro e finito per coinvolgere tutto ciò che gli gravitava attorno.

È questa la fotografia più eloquente: una porzione fondamentale della città tornata a essere uno spazio collettivo capace di trattenere.

La politica degli eventi, quando è concepita seriamente significa utilizzare appuntamenti di grande richiamo come strumenti di politica urbana, capaci di produrre ricadute economiche, promozionali e reputazionali.

Significa soprattutto riportare le persone nei luoghi della città e fare dei luoghi della città il palcoscenico della sua attrattività.

In questo senso, il Lungomare è stato parte integrante del Vinitaly and the City, così come l’Arena, con i suoi concerti, ne ha ampliato la capacità attrattiva. E proprio questa sovrapposizione fra enogastronomia, spettacolo, socialità, turismo e commercio restituisce un’idea di evento assai più ambiziosa di quella di una semplice manifestazione.

In una espresssione: eventi che riempiono i luoghi, luoghi che alimentano gli eventi.

È una dinamica che, se trasformata in metodo, può diventare uno degli strumenti attraverso cui Reggio costruisce una nuova vocazione urbana: una città capace di creare periodicamente le condizioni perché accada qualcosa per cui valga la pena esserci.

Significa portare Reggio fuori dalla dimensione della cronaca locale e inserirla dentro circuiti nazionali e internazionali di attenzione.

E soprattutto significa restituire ai reggini una percezione diversa della propria città.

Il dato sulla sicurezza, sull’ordine, sulla compostezza e sulla pulizia, richiamato da Cannizzaro nel suo bilancio, merita in questo senso particolare attenzione. Perché rappresenta forse il passaggio più delicato di questa nuova narrazione.

Il decoro non è maquillage. È governo della città.

Una città che vuole attrarre visitatori, investimenti e grandi manifestazioni deve essere presentabile, ma soprattutto deve essere organizzata. Deve garantire sicurezza, mobilità, pulizia, accoglienza e capacità ricettiva. Deve fare in modo che l’eccezionale possa svolgersi dentro una cornice ordinaria efficiente: in fondo, è questa la sintesi della direzione che il sindaco ha scelto per imprimere la propria firma nella lunga storia cittadina.

È una sfida che si risolve in anni, che non si misura in un paio di giorni.

Ma proprio per questo il successo di Vinitaly è da considerare, a tutti gli effetti, un punto di partenza.

Cannizzaro ha scritto che Reggio «ha voglia di grandi eventi, di fiducia e di futuro». È una frase che, letta politicamente, contiene una precisa scommessa: spostare il baricentro della narrazione cittadina dal problema alla possibilità.

Non significa negare le criticità. Significa rifiutare l’idea che esse costituiscano l’unica identità possibile della città.

E qui emerge una delle differenze più significative rispetto al passato.

Una città amministrata con l’ambizione di tornare protagonista deve costruire occasioni. Deve cercare appuntamenti capaci di calamitare persone provenienti da ogni dove. Deve mettere in relazione turismo, commercio, cultura, ristorazione, ricettività e promozione territoriale.

Deve generare movimento.

Vinitaly ha dimostrato che quel movimento può produrre numeri importanti.

Ora la politica dovrà dimostrare di saperli trasformare in sistema.

Perché le 60 mila presenze sono un parametro da superare.

La vera partita comincia dopo il brindisi: con la costruzione di nuovi appuntamenti, l’arrivo di altri grandi format, la valorizzazione delle peculiarità del territorio e, soprattutto, con la capacità di fare in modo che ogni evento contribuisca alla medesima strategia: fare di Reggio Calabria una destinazione.

In questo senso, l’ultima frase del sindaco è quasi una promessa: «Ieri lo ha fatto col vino, domani… vedremo».

Quel «domani», c’è da scommetterci, non sarà lasciato al caso.

Perché Reggio ha già dimostrato di avere pubblico, luoghi, imprese, professionalità e una capacità di accoglienza che, quando viene adeguatamente coordinata, può produrre risultati considerevoli.

Nella visione del Primo Cittadino, Reggio è una città che attrae eventi, che capovolge la propria reputazione, che riesce a fare e che, poggiando su questa convinzione, può spostare molto più in là le proprie ambizioni.

Se Vinitaly è stato il banco di prova, Reggio Calabria lo ha superato.

Non perché siano improvvisamente scomparse le criticità, né perché due giorni possano riscrivere una storia complessa. Ma perché hanno dimostrato una cosa assai più importante: un’altra Reggio è sempre stata possibile.

E quando l’Amministrazione sceglie di investire sulla capacità attrattiva della città, la città risponde.

Il compito della politica, adesso, è fare in modo che quell’oceano di popolo non resti un’immagine eccezionale consegnata alla memoria di un fine settimana.

Deve diventare, per gli occhi dei reggini e di chi arriva da fuori, una piacevole abitudine. Una consuetudine persino ordinaria.

Perché il vero successo di Vinitaly non sarà soltanto aver riempito il lungomare.

Sarà riuscire, un giorno, a non sorprendersi più nel vederlo così.

Contenuti correlati