La città frana verso il dissesto e Falcomatà e PD giocano a poliziotto buono e poliziotto cattivo

Sperare ancora nell'efficacia della demonizzazione dell'avversario è il certificato di stupidità a suggello di un quinquennio sconcertante

Sperare di poter scorgere una traccia vaga di logica politica nell’azione dell’Amministrazione Falcomatà costituisce, come noto, una delle imprese più difficili riservate all’essere umano.

Averne prova, però, nel bel mezzo di uno snodo decisivo per il destino futuro di Reggio Calabria, getta nello scoramento anche i più ottimisti osservatori. Quel che è accaduto nelle ultime ore, infatti, non può non essere letto come un evidente segno dell’irresponsabilità di chi ha voluto, con ostinazione, occupare una carica incompatibile con le proprie abilità. Al centro del ragionamento si staglia la seria, serissima, eventualità, che il Comune vada a sbattere contro un dissesto finanziario disastroso. A cambiare le carte in tavola è stato il verdetto della Corte Costituzionale che impedirà la sostenibilità economica del Piano di rientro approntato da Palazzo San Giorgio. Un evento che dovrebbe essere maneggiato con estrema cautela, vista la mole di conseguenze apocalittiche che avrebbe sulla carne viva della città. Eppure, ciononostante, il sindaco Giuseppe Falcomatà ed il suo partito di appartenenza, il PD, si sono lasciati andare ad una pantomima che prevede due soli epiloghi possibili: o siamo in presenza di una imbecillità senza limiti o, più probabilmente, con freddo cinismo, le due parti stanno giocando, in malo modo, al poliziotto buono ed al poliziotto cattivo. Non si è fatto in tempo, infatti, a prendere atto del contegno istituzionale (la cui autenticità a questo punto è tutta da accertare) con cui il Primo Cittadino ha rivolto un appello ai consiglieri comunali della minoranza di Palazzo San Giorgio, che gli esponenti del PD seduti sui banchi dell’aula dedicata a Pietro Battaglia, si sono lasciati andare ad una sconclusionata invettiva contro gli stessi esponenti ai quali aveva indirizzato le sue parole lo stesso Falcomatà. La decisione della Corte Costituzionale, che ha messo nuovamente a rischio concreto di default le casse comunali ha indotto il capo della Giunta municipale ad incontrare alcuni rappresentanti dell’opposizione chiedendo loro “un impegno unitario, che possa andare oltre gli steccati politici ed investa anzitutto i rappresentanti parlamentari eletti sul territorio cittadino, a difesa delle prerogative della Città e di tutti i reggini”. Bene, benissimo, applausi, soprattutto in considerazione del fatto che gli stessi si erano già riuniti per prendere posizione e lanciarsi all’assalto dell’Amministrazione colpevole, a loro dire, di aver contribuito a spingere Reggio Calabria verso il precipizio del dissesto. Il Primo Cittadino, per una volta conscio del ruolo che incarna, ha ritenuto utile ed opportuno invitare, comunque, gli avversari a puntare “al senso di responsabilità di ciascuno. I cittadini hanno il diritto di essere difesi ed io da istituzione ho il dovere di richiamare tutti a questo impegno comune”. Nessuno avrebbe potuto obiettare alcunché leggendo queste considerazioni, anche se sarebbe fin troppo ovvio pensare che una mossa del genere fosse inevitabile, alla luce del quadro politico nazionale ribaltato rispetto al recente passato. A Roma non c’è più un Governo di centrosinistra ed a Falcomatà, per tentare di salvare il salvabile, urge interloquire, con possibilità di essere ascoltato, da un Governo non più amico. Perché ciò sia possibile diventa indispensabile il coinvolgimento di esponenti politici appartenenti ad altri partiti e ad altre coalizioni. Passano appena quattro ore da questa accorata convocazione all’unità e dal Gruppo del Partito Democratico in Consiglio Comunale, (apparentemente) indifferente al richiamo del sindaco, si pensa bene di sganciare una serie di missili verbali che hanno un unico obiettivo: i medesimi consiglieri del centrodestra sollecitati dal principale inquilino di Palazzo San Giorgio ad adottare un atteggiamento responsabile in un momento così delicato per tutti. Nella nota prodotta da Castorina e compagni non si lesinano insulti ad una parte politica che avrebbe dimostrato, ancora una volta “pochezza” e che, sostengono, sarebbe stato opportuno tacesse. Ancor più paradossale è che, se anche fosse vera l’accusa secondo cui “il sacco di Reggio” sarebbe stato messo in atto dalle precedenti Amministrazioni, tra i rappresentanti della maggioranza figura qualcuno che di esse ha fatto parte. Senza dimenticare, peraltro, che il sindaco ha raggiunto Roma per trovare una soluzione sia come massimo rappresentante dell’Esecutivo comunale, sia in qualità di delegato Anci che, in tale veste, ha posto l’accento sulla circostanza che: “Questa sentenza rischia di mettere in ginocchio il tessuto socioeconomico di tante città italiane”. Di fronte ad un quadro così desolante come non far correre la mente alle continue mortificazioni inferte dall’Amministrazione Falcomatà all’intelligenza dei reggini che hanno ormai le scatole piene di questa vile condotta tendente, solo ed esclusivamente, ad allontanare da sé le responsabilità proprie di chi nell’ottobre del 2014 si è assunto l’onere di farsi classe dirigente? Ai reggini, dopo la nefasta stagione del commissariamento e quattro anni e mezzo di triste immobilismo, non importa più di chi sia la colpa: sperare ancora nell’efficacia della demonizzazione dell’avversario è il certificato di stupidità a suggello di un quinquennio sconcertante.

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