La Calabria è sommersa dalla miseria e i ras del PD si azzuffano sulle briciole di potere

L'ultima guerra è stata innescata dalle gravissime parole del senatore Magorno

Senza alcun ritegno, faxcendo strame del contegno istituzionale, i ras del Partito Democratico calabrese procedono imperterriti nella tenace opera di ricoprire di vergogna una comunità politica ed una storia che avrebbero meritato ben altri rappresentanti rispetto ai miserabili che affollano Palazzi e centri di potere.

L’ultima guerra, innescata dalle gravissime parole del senatore Ernesto Magorno, per quattro anni impercettibile Segretario regionale del PD, vede, come sempre succede nelle faide interne, i capibastone con il coltello tra i denti per difendere quelle briciole di influenza che elemosinano nella speranza, vana, di poter continuare a banchettare sul corpo putrefatto di una terra disgraziata. Sebbene lautamente ripagato dall’occupazione di uno scranno a Palazzo Madama, dove è arrivato in qualità di capolista del Partito Democratico, l’ex sindaco di Diamante, ha candidamente ammesso che sta tramando per mettere assieme, in vista delle prossime elezioni Regionali, un gruppo di forze politiche alternativo e per il quale sarebbe già pronto anche il nome, “Un’altra strada per la Calabria”. Candidato a Premio Nobel per immobilismo ed assenza di idee e proposte per la Calabria, sprezzante del ridicolo, Magorno ha un unico obiettivo in comune con i suoi conterranei: mettere fine alla squallida esperienza Oliverio, che sarà ricordata negli annali per essere stata la più inutile della storia calabrese. Ciò non lo autorizza, tuttavia, a mettere in scena questa commedia che denigra quei pochissimi che, tra elettori, militanti ed esponenti, nel PD ancora credono, con lealtà raramente scovabile da quelle parti ed onestà intellettuale. Abbia il coraggio, per una volta, di nutrire rispetto per la propria dignità e abbandoni ora, subito, la comoda postazione sotto l’ombrello del PD da cui ha tratto consensi e cariche. Sono comportamenti come questi che affondano le residue speranze di rilanciare un partito che, proprio poco più di due settimane addietro, ha ricominciato a fare breccia nei pensieri e nei cuori dei tanti che, pur condividendone gli ideali, hanno preferito nel corso degli ultimi anni percorrere altre strade o rimanere fermi in attesa di tempi più propizi. Da parte sua, del resto, il presidente della Regione in carica è chiuso nel suo fortino di San Giovanni in Fiore, da dove, sottoposto all’obbligo di dimora, ordisce tutte le strategie possibili per resistere e riproporsi, come se nulla fosse, ad un elettorato sconvolto da simile tracotanza. Insomma, le condotte più efficaci per rendere inutile il rinnovato entusiasmo del “Popolo delle Primarie”, gelato dalle bassezze morali di chi briga esclusivamente per il mantenimento del potere fine a sé stesso. Essere responsabili, direttamente o indirettamente, dell’allontanamento delle poche teste lucide che possono tirare fuori dal pantano del disonore il Partito Democratico attesta la totale noncuranza nei confronti del medesimo PD, prima vittima, al pari dell’equilibrio democratico, della piccolezza dei personaggi colpevoli del suo affossamento nelle urne. Rimane da capire, al termine di queste brevi considerazioni, quale sia l’autorevolezza di Stefano Graziano, il Commissario regionale inviato in Calabria per rimettere in riga un esercito ridotto ormai, per la prepotenza dei pochi, ad un penoso plotoncino prossimo ad essere spazzato dalla rabbia furiosa dei suoi stessi simpatizzanti.

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