La Calabria affoga e Oliverio non sa nemmeno dov’è il salvagente

E ora chi lo dice a Mario Oliverio? Chi si assume la responsabilità di informarlo che, ormai da circa tre anni, è lui (incredibile a dirsi) il presidente della Regione Calabria? Perché, a leggere le risposte fornite nel corso dell’intervista rilasciata durante il “Festival del Peperoncino”, è di tutta evidenza che, pur potendo vantare 37 (trentasette!) anni di esperienza politica ad alto livello, proprio sul più bello deve essersi smarrito e confuso. Sanità, turismo, lavoro, infrastrutture, opere pubbliche: tutti temi centrali, tutte questioni sulle quali il Capo della Giunta regionale è sembrato essere, nel migliore dei casi, un pacioso esponente dell’opposizione che, osservando i problemi dall’esterno della “stanza dei bottoni”, propone ricette generiche e soluzioni di là da venire. Nel peggiore dei casi, invece, è parso che il massimo responsabile del disgraziato immobilismo che ha maciullato la Calabria negli ultimi trentaquattro mesi si sia voluto ritagliare il ruolo del semplice cittadino seduto in un bar ben distante dalla Cittadella, da dove pontificare sulle colpe altrui. E, dunque, i disservizi incontrati dai pazienti nelle strutture sanitarie sono addebitabili alle scelte scellerate dei Commissari che lui, come noto, combatte da sempre. Caso chiuso. “Molto si può fare”, invece, per migliorare l’immagine turistica della Calabria, e pensate un po’, quindi, quanto ne beneficerebbero imprenditori e clienti delle varie strutture sparse dal Pollino allo Stretto se fosse l’esperto “lupo” di San Giovanni in Fiore a poter indicare la via. Ma è sulla disperata condizione dei disoccupati nati in questo lembo di terra che la vena di Oliverio raggiunge livelli farseschi inarrivabili per chiunque. Il dramma dell’assenza di lavoro, infatti, ci spiega in maniera puntigliosa, è un “problema centrale, che non nasce negli ultimi anni, ma accumulato nel corso di un lungo periodo, aggravato dalla crisi. La Calabria, anche rispetto a regioni vicine, ha sommato ritardi negli anni, in tutti i campi, a partire dall’occupazione. Il livello di disoccupazione raggiunto, infatti, in particolare a partire dal 2007, è stato il più alto tra le regioni del Sud”. E cosa t’inventa il nostro eroe, talmente valoroso da potersi insignire, a breve e per motivi sconosciuti ai più, della cittadinanza onoraria di Serra San Bruno? Sebbene inchiodato dal drammatico scenario che lui stesso ha ricordato e non avendo contezza della circostanza che il 23 novembre del 2014 i calabresi gli hanno affidato l’incarico di trovare la via d’uscita dal tunnel dentro il quale si limitano a sopravvivere, ha insistito nello sproloquiare di annunci e “faremo”. Nulla che somigli, nemmeno lontanamente, ad un “abbiamo fatto”, ma solo un offensivo elenco composto da “programmazioni-sottoscrizioni-interlocuzioni”. E’ un peccato che abbia già deciso di non ricandidarsi al termine di questo mandato: sarebbe stato perfetto come leader di una coalizione che si propone di scacciare quella uscente.

 

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