Ionadi, controreplica di Gullì: “La maggioranza si attacca a questioni di lana caprina”

*di Rosamaria Gullì – Respingo e contesto fermamente le dichiarazioni riportate dalla stampa del presidente del consiglio Emilio Aprile. Mi sarei aspettata un atto di “umiltà politica” e di distensione dal sindaco e dal presidente del Consiglio, che tra i suoi compiti ha anche quello di essere garante della chiarezza delle relazioni tra maggioranza e opposizione nonchè delle prerogative e dei diritti dei singoli consiglieri.

Così non è al comune di Jonadi . Di fronte alle legittime interrogazioni dei consiglieri su problematiche importanti come la carenza idrica e la sicurezza stradale, invece di recuperare una dialettica democratica tra le parti, già in Consiglio comunale hanno tenuto una condotta denigratoria e di sufficienza sulle stesse, lasciate cadere nel silenzio, adducendo un presunto errore di forma e la non riconoscibilità dei consiglieri sottoscrittori, con il tentativo maldestro del sindaco di inscenare la difficoltà di distinguere il cognome Gullì da quello del consigliere di minoranza Cullia e non capire quindi chi presentava le richieste. Forse si doveva chiamare un esperto calligrafo. Solo questioni di lana caprina su irregolarità inesistenti (gli articoli 16, 17 e 18 del regolamento d’altronde non danno indicazioni sulla forma ma in modo generico parlano di diritto di iniziativa del consigliere che rivolge una domanda al sindaco o alla giunta in merito a quali provvedimenti intendano prendere per questioni che interessano il comune). E anche laddove ci fossero state, non avrebbero di certo invalidato un’interpellanza e sarebbero state facilmente superabili avendo la volontà politica di rispondere e instaurare un dialogo tra consiglieri. Il sindaco e il presidente hanno contestato la tempistica della presentazione delle domande che non potevano essere, a detta loro, aggiunte all’ordine del giorno già fatto e che non potevano essere discusse perché erano assenti i consiglieri firmatari, quindi decadute (delle due l’una: o la firma è riconoscibile o non lo è). Ma due dei quattro consiglieri  firmatari erano presenti laddove la norma parla di assenza dell’interrogante al singolare. Anche qui se c’è la volontà politica si può tutto. Non è lontano il ricordo di un Consiglio comunale convocato dal sindaco facente funzioni del presidente assente che il giorno prima aggiunse un punto all’ordine del giorno e senza che i consiglieri ne fossero informati. È grave poi che il presidente del Consiglio dica che il Consiglio abbia espresso voto contrario sulla mozione (firmata da quattro consiglieri e non solo dalla Gullì ) perché non c’è stata nessuna votazione in merito alla mozione al termine della trattazione dei punti all’ordine del giorno del 24 luglio scorso. Anzi è contraddittorio che le interpellanze non si potessero discutere in quella sede per l’assenza dei consiglieri firmatari (due consiglieri firmatari su quattro erano presenti mentre la mozione sottoscritta dagli stessi  4 consiglieri di cui due assenti) per la modifica del regolamento del funzionamento del Consiglio comunale dove si propone la possibilità di costituire il gruppo misto anche con un solo consigliere, invece sarebbe stato possibile per gentile “concessione” del presidente solo perché dalla mia dichiarazione letta in consiglio era “riconoscibile” chi la presentava. Un presidente del Consiglio imparziale e mediatore tra le parti avrebbe potuto interpretare la norma in modo estensivo e/o convocare i consiglieri e dare soluzione alla diatriba della forma invece di lanciare falsità sulla stampa e sui social tacciando di ignoranza i consiglieri. Ricordo ancora al presidente e al sindaco che questa proposta sottoscritta da 4 consiglieri ( non solo dalla Gullì) è corroborata da numerose circolari del ministero della funzione pubblica e non è quindi fantapolitica ma la concreta possibilità per quel consigliere che non si riconosca in un gruppo già esistente, di poter esercitare il proprio mandato amministrativo in modo libero e riconoscibile. Riguardo poi alle dichiarazioni del presidente del Consiglio che avrebbe concesso alla sottoscritta di leggere, a seduta aperta e prima della trattazione dell’ordine del giorno del Consiglio comunale, la lettera con cui davo ufficialità alla mia posizione di consigliere indipendente, rammento che non si tratta di concessione  a titolo di cortesia ad un consigliere che ha chiesto la parola e gli è stata data ma che compito ben preciso di un presidente del Consiglio è quello di tutelare il diritto di parola e di espressione di qualsiasi consigliere, in ugual modo, non certo quello di invitare (come gli è stato suggerito) il consigliere a “stringere” perchè si sta “dilungando troppo”. Ancor più grave poi è che la mia lettera firmata e consegnata nelle mani del segretario comunale in quella sede perché venisse messa agli atti non sia stata pubblicata sull’albo pretorio. Anzi ad oggi sono state pubblicate dopo un mese solo due delibere di Consiglio con annessa relazione del sindaco relativi a due punti su nove trattati il 24 luglio scorso, di tutto il resto non c’è traccia, con buona pace del diritto del cittadino all’informazione e alla trasparenza.  

*consigliere indipendente 

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