“Io, guarito, sono tornato positivo al Coronavirus”: gli interrogativi di Cirielli ed i rischi di nuovi contagi

*di Edmondo Cirielli – Non avrei voluto tornare sull’argomento. Speravo di essermi liberato da un incubo, pensando in fondo che a me era andata anche bene, considerando quanto hanno sofferto non soltanto i tantissimi che non ce l’hanno fatta, i loro familiari, ma anche quelli che sono stati nell’inferno della rianimazione e ricoverati non potendo vedere i propri familiari ed essere costretti all’assistenza in reparti ad alto contenimento biologico. Un giorno mi era bastato solo per immaginare l’inferno che hanno passato tanti nostri connazionali, per quello che molti idioti di regime e del mondo accademico (che ancora hanno il coraggio di parlare) declassavano ad una semplice influenza.

Purtroppo solo (e ribadisco solo per capire in che mani siamo) per un mio eccesso di zelo e per la disponibilità di un amico che ha un laboratorio, ho capito che potevo essere tornato ancora positivo al Covid-19. Infatti per verificare se fossi divenuto immune, o se potessi essere ancora infetto, mi sono fatto fare un prelievo del sangue per accertare la presenza degli anticorpi. Senza entrare nel tecnico l’esame ha accertato utilmente che avevo gli anticorpi anti-Covid ma ha anche segnalato la possibilità che l’infezione fosse ancora presente. Così il responsabile dell’ospedale di Scafati per l’emergenza Covid che avevo avvisato ha richiesto alla Asl di Salerno di sottopormi urgentemente (per la gravità epidemiologica del caso) un nuovo tampone. Devo dare atto che i vertici della Asl hanno capito la gravità della notizia, cioè la pericolosità di avere libero di girare (perché ufficialmente guarito) una persona che magari non lo era. Così ho potuto ripetere il tampone che in maniera tempestiva è stato consegnato in prima mattinata al Ruggi, Azienda ospedaliera e universitaria di riferimento della nostra Provincia. E qui non c’è stata la stessa sensibilità, perché l’urgenza non è stata più considerata tale. Il test si verificato in un clima anomalo e sospetto che mi riservo di approfondire in un’interrogazione parlamentare. Sta di fatto che io sono risultato, dopo lunga attesa, positivo e la mia compagna negativa. L’indomani ho chiesto di essere sottoposto nuovamente al test e di farlo però in altro ospedale al Cotugno (avendo certamente più chiara la gravità epidemiologica del nostro caso), qui in maniera rapida hanno confermato che ero positivo ma hanno smentito la negatività della mia compagna (confermando le anomalie dell’esame al Ruggi), risultata anche lei positiva nuovamente. Potete immaginare lo sconforto dopo quasi due mesi dall’inizio della malattia di sapere di essere ripiombato nell’angoscia di una malattia che è ancora sconosciuta di fatto, come il mio caso dimostra. Dopo lo sconforto è arrivata anche l’inquietudine della consapevolezza di essere solo in uno Stato dove funziona bene veramente poco. Ovviamente sono semplicemente in quarantena e non sotto cura perché lo Stato si preoccupa solo di mettermi in quarantena perché non mi cura. E sapete perché non mi cura, perché non ci sono medicine contro il virus. Infatti si curano solo i sintomi, ma siccome per ora sto bene, non mi danno giustamente niente. Ma vi sembra normale che tutti sbandierano scoperte e cure miracolose ma in realtà si procede sulle cavie umane? Cioè da due mesi a questa parte si provano medicinali per vedere se salviamo i pazienti. Capite perché ne sono morti tanti? Ma d’altra parte perché non si scoprono cure contro il virus? Ma come si potrebbe se non si fa nulla in tal senso? Infatti dopo la notizia che sono nuovamente positivo ci si aspetterebbe che la Regione comunichi al Ministero della Sanità l’anomalia, anche per evitare che l’Istituto Superiore della Sanità proclami trionfalmente che tutti i guariti sono immuni (tranne me e la mia compagna evidentemente), e che successivamente si inizi a studiare il caso. Invece un silenzio assordante (non del servizio territoriale della sanità che è stato perfetto ma delle autorità regionali e statali sanitarie che dovrebbero combattere l’epidemia). Alla fine di tutto ciò forse serve che si ammali uno noto come me, almeno la notizia è più rumorosa e il popolo capisce in che mani siamo e che questo Stato è da rifondare. Anche perché ho scoperto che un caso analogo al mio era successo qualche giorno prima. Una donna nel salernitano di 78 anni che era stata colpita, peraltro in maniera non gravissima, si era infettata nuovamente e qualche giorno dopo è morta. Chissà se le avranno fatto l’autopsia…
*deputato Fratelli d’Italia

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