“Io che sono il fissa?” No, probabilmente peggio

Reggio merita di sapere se può ancora credere nella Democrazia

Castorina chi? No, questo giro di giostra giudiziaria è così vorticoso da impedire a chiunque di prendere le distanze, di fingere di non avere rapporti con l’interessato, di cavarsela con una scrollata di spalle, di impegnarsi in disgustosi distinguo di maniera. Ad essere stato spedito agli arresti domiciliari stamattina, infatti, è Nino Castorina, deus ex machina purosangue del Partito Democratico a Reggio Calabria, da anni re delle trame ordite dal centrosinistra in Consiglio comunale e nei corridoi della Città Metropolitana di cui, peraltro, era tra i papabili alla strategica carica di vicesindaco. Potentissimo ras delle preferenze tanto da arrivare al vertice della graduatoria degli eletti, dalla Procura della Repubblica gli vengono contestate plurime fattispecie di falsità in atto pubblico e reati elettorali.

In buona sostanza ha osato violare, secondo gli inquirenti, il santuario della democrazia: la regolarità del voto. Un comportamento, se confermato dagli sviluppi giudiziari, di una gravità smisurata al punto da non avere definizioni adatte che rendano l’idea delle conseguenze sull’ordine socio-politico della città. C’era da aspettarselo, tenuto conto che “il nostro” ci teneva ad essere rispettato: “Io che sono il fissa?” ebbe a domandare per far capire con maggiore chiarezza quali fossero i suoi prepotenti intendimenti in merito alle assunzioni in AVR, come emerso nell’inchiesta “Helios”. Gli investigatori che oggi si sono assunti la responsabilità di sottoporlo al regime della detenzione domiciliare hanno già fatto sapere che le indagini potrebbero coinvolgere altri soggetti e questo non fa altro che accrescere la rabbia e la preoccupazione di un popolo probabilmente raggirato anche nell’unico appuntamento con il destino sul quale ha voce in capitolo: l’ingresso nei seggi per manifestare il proprio volere circa il futuro della collettività. Sono, dunque, tanti i motivi per i quali Giuseppe Falcomatà, riconfermato sindaco nonostante, numeri alla mano, abbia conservato credibilità nell’animo di poco più di un quarto della popolazione reggina, non può permettersi, stavolta, di sciorinare l’ingiurioso, perché insignificante, refrain sulla fiducia nella Magistratura e nella speranza che Castorina riuscirà a dimostrare l’estraneità ai fatti contestati. E’ già da un pezzo, a dire il vero, che le truppe del Primo Cittadino, circondate da inchieste e processi, hanno perso la purezza virginea con cui si erano presentati agli elettori sei anni fa, ma negli episodi ripugnanti emersi in queste ore, che puzzano di morti resuscitati per votare, è l’intera coalizione, a partire dal suo capo, a non potersi tirare fuori. Se la responsabilità penale, tutta da accertare in un’Aula di Tribunale, è personale non lo è quella politica. Chi, tra loro, non fosse a conoscenza dell’approccio sfacciatamente spregiudicato rispetto alle “faccende politiche” da parte di Castorina o è un idiota da allontanare immediatamente da Palazzo da San Giorgio e Palazzo Alvaro o è un bugiardo da accompagnare con altrettanta rapidità fuori dal Municipio e dalla sede della Città Metropolitana. Tutti sapevano e tutti sanno: a prescindere dall’esito dell’iter giudiziario, Castorina è il PD e scindere politicamente il destino dei due è un’azione balorda che la lealtà di coalizione e l’attaccamento alla postazione acquisita non possono giustificare. In attesa degli ulteriori sviluppi e, coerentemente, con le ultime confuse mosse del Civico Consesso alle prese con il “caso Ripepi”, il centrosinistra non pensi di cavarsela con una finta indignazione di comodo che copre di ignominia il solo Castorina. Sollevino lo sguardo dal loro ombelico e siano onesti, con i reggini e con le rispettive coscienze in un sussulto di decoro istituzionale e rispetto per la città. Senza aspettare i prossimi passi della Giustizia, facciano tutti un passo indietro chiedendo scusa alla comunità tutta e rassegnino le dimissioni. Contestualmente, i magistrati, ben consapevoli della lacerazione che questi eventi mostruosi possiedono l’impeto distruttivo di strappare in maniera definitiva il filo, già molto esile, che lega amministratori ed amministrati, facciano il più in fretta possibile: Reggio ha il sommo Diritto di sapere se vive nel mondo occidentale o in un angolo sottosviluppato nel quale, da qui in avanti, è opportuno che arrivino gli osservatori internazionali per controllare la regolarità del voto. In ultima analisi Reggio merita di sapere se può ancora credere nella Democrazia: una certezza incrollabile messa in dubbio con modalità agghiaccianti da avventurieri pericolosissimi.

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