Invernizzi mette tutti in riga, ora per la Lega fare ordine in Calabria è un imperativo

il deputato bergamasco coglie l'occasione per far prendere nota che il suo mandato non ha una scadenza definita

I passi sono decisi e cadenzati ad un ritmo che non lascia scampo ad improvvisatori da strapazzo ed a sognatori ad occhi aperti con le bocche ancora sporche del cibo con cui hanno gozzovigliato fino ad oggi.

Negli ultimi mesi troppi sono stati i personaggetti, molti da tenere a distanza di sicurezza, intenti ad agitare disperatamente bandierine che non sanno neppure come impugnare. Ad alzare un muro davanti ai loro sguardi all’improvviso spentisi è stato Cristian Invernizzi in persona che, in qualità di Commissario Coordinatore Regionale della Lega Calabria, ha vergato una nota con la quale sferza colpi di scimitarra all’indirizzo di chiunque si arroghi, da questo momento in poi, atteggiamenti e ruoli che nessuno ha attribuito. “Sappiamo che queste preferenze – commenta riferendosi ai 194.915 voti conquistati dal partito di Matteo Salvini in Calabria in occasione delle elezioni europee – non sono un premio, ma una responsabilità. La responsabilità di creare discontinuità e un futuro diverso per la Calabria che vuole cambiare. Io, da coordinatore regionale della Calabria, vi ringrazio per il sostegno che avete dato alla Lega e vi prometto che mi impegnerò nei mesi a seguire per dare la possibilità alla Calabria, attraverso la Lega, di essere la Regione che merita”. Tra le pieghe dei ringraziamenti di rito, il deputato bergamasco spedito direttamente dal leader a strutturare il partito da un capo all’altro della punta dello Stivale, coglie l’occasione per far prendere nota che il suo mandato non ha una scadenza definita e sarà, dunque, lui, a dare le carte “nei mesi a seguire”. Ciò significa che, essendo egli stesso l’ufficiale di collegamento tra il Generale (o meglio, il “Capitano”, come amano chiamarlo i suoi sostenitori) e le truppe in fase di posizionamento sul territorio, nessuno avrà più quei margini di manovra colpevolmente consentiti nella fase confusa in cui, a suon di inutili comunicati, hanno tentato l’accreditamento vecchi arnesi della politica a caccia disperata di un ombrello nuovo sotto cui trovare riparo dopo che autentiche grandinate ne avevano distrutto quelli imbracciati in passato. “Grazie per il gigantesco consenso, ma abbiamo chiaro adesso – il parlamentare torna ancora sul concetto che il tempo di studio è finito lasciando ampio spazio al momento delle scelte – con cosa viene chiesto alla Lega e a Salvini, e darò il massimo per non deludere le aspettative di centinaia di migliaia di calabresi onesti che meritano di essere governati e rappresentanti in modo onesto e degno. Abbiamo un importante compito, tutti insieme: far sì che la Calabria, con l’Italia, rialzi la testa. Grazie ancora per il sostegno, da Reggio a Crotone, passando per Cosenza, Vibo e Catanzaro. Ripartiamo da qui”. Un repulisti, linguistico prima ancora che politico, che non può non essere letto come un via libera senza condizioni da parte del vertice federale. E’ da lì che prende l’abbrivio la procedura di legittimazione, personale e politica, dell’operato di Invernizzi. Lui, e solo, lui, potrà agire con margini di manovra non concessi ad altri prima. Nei fatti, un evidente ridimensionamento, affinché si occupi esclusivamente del ruolo istituzionale ricoperto, di Domenico Furgiuele, il parlamentare lametino che, essendo avulso del territorio, non poteva incidere sulle prossime scelte decisive. La Lega è ad uno snodo decisivo ed il doppio appuntamento elettorale (rinnovo del Consiglio regionale e del Consiglio comunale di Reggio Calabria, la più grande città dal Pollino allo Stretto) costituirà il banco di prova su cui misurare la reale capacità di radicamento territoriale di una forza politica ancora “vergine” a queste latitudini. C’è da mettere ordine, c’è da argine illegittime aspirazioni personali, c’è da mettere un freno a lingue assai veloci, c’è da allontanare chi non è capace e chi sarebbe una palla al piede, a livello di immagine ed a livello di elaborazione del pensiero. Non si può nemmeno lontanamente immaginare che il ministro dell’Interno corra, giunto a questo punto della corsa, il rischio di veder interrotta la sua marcia, fin qui senza intoppi, per colpa di soggetti mediocri buoni solo a far danni a coloro i quali dovessero avere la sventura di trovarseli vicini. Troppo alta è la posta in palio, troppo elevato, con questi chiari di luna, è il rischio di qualsiasi tipo di “inquinamento”, perché Salvini non decidesse di affidare lo scettro ad un unico proconsole che avrà adesso il delicatissimo compito di costruire una classe dirigente nuova di zecca. Dovrà farlo, mattone su mattone, con pazienza e perizia: sbagliare adesso farebbe crollare il palazzo del consenso in via di edificazione, ma riuscirci permetterebbe alla Lega di piazzarsi in pianta stabile sulla terrazza più alta del gradimento, quella da cui poter issare il vessillo di un partito autenticamente nazionale.

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