Illuso (e deluso) chi sogna di far calare il silenzio sui brogli elettorali a Reggio

Se qualcuno pregava e brigava affinché lo scandalo delle elezioni truccate a Reggio Calabria potesse, col tempo, affievolirsi e perdere la potenza devastatrice della credibilità delle istituzioni per rientrare nel cassetto buio delle porcherie da nascondere, è bene prenda atto che non sarà così. L’attenzione dell’opinione pubblica continua ad essere alta e, grazie all’impegno profuso dalle vittime più immediate del raggiro democratico, tale resterà finché tutti i nodi della matassa, ingarbugliata e maleodorante, non saranno sciolti.

Ciò avverrà solo se la Politica acquisirà coscienza di quel che è accaduto affrancandosi dal ruolo di ancella di altri poteri dello Stato che, contemporaneamente, è auspicabile assicurino la trasparenza anelata, ma, com’è inevitabile che sia, potranno farlo in tempi incompatibili con il regolare corso degli eventi democratici. Giova ricordare, e Klaus Davi lo ha fatto nel corso di uno speciale su Facebook curato da CityNow, che egli stesso, già nelle medesime ore durane le quali i reggini si recavano alle urne, aveva fatto presente pubblicamente che qualcosa di grave stava succedendo. Il vulcano delle illegalità aveva cominciato ad eruttare senza sosta, tanto che è facilmente intuibile per chiunque che le indagini della magistratura siano giunte, al momento, ad un primo, primissimo, livello: quello che galleggiava in superficie. Tutto lascia supporre, infatti, che le dimensioni dei crateri raggiungano diametri parecchio più ampi fino a risucchiare un numero di attori, politici e non, assai più cospicuo. A raggelare in questa fase è, però, l’inerzia del livello politico: nessuno, all’interno della maggioranza, ha avvertito la necessità di farsi garante della legittimità di un voto col punto interrogativo agli occhi di un’opinione pubblica sconcertata e traumatizzata dagli episodi di malaffare appresi nel corso degli ultimi mesi. Sul campo della battaglia elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale è rimasto il corpo ferito della legalità e, perché il suo cuore non cessi di battere è urgente l’intervento shock della Politica. Il lavoro chirurgico della Procura della Repubblica avrà, negli anni, il merito di restituire una buona salute alle istituzioni, ma le manovre salvavita non possono essere procrastinate: vanno praticate immediatamente ed a farlo possono essere solo coloro i quali urlano ai quattro venti la perdita della verginità da parte di Falcomatàe compagni. La questione morale, apertasi già con la sporca vicenda del “Miramare”, ampliatasi con l’inchiesta “Helios”, ora, scoperchiato il pentolone dei brogli, sta rigurgitando schegge di immoralità impossibili da trattenere. Fuori dai denti, la sorpresa scaturita dall’exploit dell’attuale sindaco è stata unanime e immediata: sospettare, alla luce di quanto sta emergendo, che il risultato sarebbe stato completamente diverso se il mare magnum degli illeciti fosse stato asciutto, è quasi un atto dovuto per chiunque abbia un minimo di familiarità con l’intelligenza. E’ questa la ragione insopprimibile per cui ha ragione Angela Marcianò quando ribadisce, ancora e ancora e ancora, che la strada della dignità istituzionale conduce inevitabilmente alle dimissioni di massa. Poco importa se l’effetto pratico, come sostiene Nino Minicuci, non è sostanziale: ci sono circostanze e situazioni in cui la forma, ed il suo rispetto, sono prorompenti al punto da polverizzare le volgari conseguenze effettive. E’ intollerabile attribuire un simulacro di legittimità ad un ordine costituito che siede su un “sistema preordinato” che non ha nulla di casuale o circoscritto. Lo ha detto a chiare lettere Pasquale Morisani, anima del Comitato “Reggio Non si Broglia”: il caso eclatante della “truffa democratica” non può essere trattato come se si trattasse di una vicenda giudiziaria. Ad essere messi in discussione sono i delicatissimi ingranaggi politico-istituzionali: a tal fine la proposta, formulata dallo stesso Morisani, di insediare a Palazzo San Giorgio una Commissione interna che contribuisca a fare luce su avvenimenti gravissimi ha tutta l’aria di essere lo strumento idoneo per non abbassare i decibel dello scalpore e del clamore.

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