Il vero centrodestra reggino (quello con idee e progetti) è vivo

Sabato mattina, ai piedi della scalinata sul Lungomare che il sindaco Giuseppe Falcomatà, prima di rubacchiare dalla cassaforte dei sogni altrui, portava in processione social come il nuovo Waterfront, è andata in scena la rappresentazione plastica di cosa sia e quale sia il centrodestra a Reggio Calabria: il resto, sono gli eventi ad attestarlo, è un fiume di bla bla bla nelle cui acque l’opinione pubblica ha già dato ampiamente dato prova di non volersi bagnare.

Chi c’era ha avuto ragione, chi non c’era, in estrema sintesi, non esiste per autoemarginazione. L’occasione, certo, era propagandistica, perché, guarda un po’, la politica si sorregge sulla comunicazione: occasione propizia una inaugurazione goliardica che, tuttavia, ha avuto il merito di dimostrare l’esistenza, vivace, dinamica e di sostanza, di una comunità consapevole della necessità di dare forma e sostanza ad un’idea di città alternativa a quella premiata da una parte (seppur vincente in occasione delle elezioni comunali dell’autunno scorso) nettamente minoritaria. L’approccio, psicologico prima ancora che politico, dal quale partire è questo e sventurato sarebbe abbandonarlo o non abbracciarlo nella sua interezza, a dispetto di quanto scientificamente “confezionano” le quinte colonne del centrosinistra alberganti nelle file della minoranza. La stragrande maggioranza dell’opinione pubblica reggina, infatti, nonostante gli errori, in buona e cattiva fede, commessi dagli avversari nelle fasi precedenti la consultazione amministrativa, ha manifestato, numeri alla mano, un secco rifiuto nei confronti dell’Amministrazione Falcomatà. Un rosario di sbagli che settori del centrodestra insistono nel commettere, ma proprio l’evento svoltosi sabato, con tutta la sua forza simbolica, ha avuto il merito, tutt’altro che irrilevante, di far capire a tutti quali sono i protagonisti e quali i simulatori. Il dato da cui partire è uno ed uno solo e riguarda le assenze: i due pseudo partiti principali, Forza Italia (assieme ad insignificanti satelliti al seguito) e Fratelli d’Italia hanno scelto di non essere presenti e, ciononostante (o, più correttamente, proprio per questa ragione), la manifestazione ha attirato esponenti politici, militanti e gente comune. Un segnale lampante di scollamento con il mondo reale da parte di due entità che, del resto, sul territorio, sono vaghezze inavvertibili e riconducibili, la prima, ad un nome e cognome ben definiti: il Deputato di Forza Italia, Francesco Cannizzaro, la seconda al vuoto deliberatamente ricercato da Giorgia Meloni che, dimentica della tradizione e della storia di Reggio Calabria, ha abdicato al suo ruolo demolendo il partito lasciato intenzionalmente in balìa di commissari caporaleggianti senza truppe al seguito.

La responsabilità, stante il quadro delineatosi, però, non è più di chi si illude di indirizzare la rotta di una coalizione ormai diretta verso lidi diversi rispetto a scelte calate acriticamente dall’alto e ben accolte solo dai luogotenenti in carriera speranzosi di non perdere o di guadagnare lo strapuntino promesso, ma di coloro i quali, sempre meno, non sbattono la porta andando via da una casa che è stata saccheggiata da equilibristi spauriti e doppiogiochisti interessati. Le associazioni ed i movimenti che hanno dato cervello, cuore e polmoni all’appuntamento celebrato 24 ore fa, certo, sono solo agli albori di un percorso che o è comune o non è e per essere tale, prima di tutto, deve essere liberato da tutte le mine piazzate lungo la via. Perché ciò si avveri tutti devono essere consapevoli che di tempo a disposizione per tatticismi non ne è rimasto, che la leadership si costruisce sul campo e, per essere definita nei suoi contorni essenziali, deve essere riconosciuta sul campo delle idee e dell’impegno, senza preclusione e, anzi, con uno spirito inclusivo capace di inglobare chiunque abbia a cuore il destino del popolo reggino infilzato a morte dagli anni di mala gestione dei festaioli di provincia.

AmaReggio-Stanza101 è, da anni, l’anima inesauribile di iniziative ed attività che scuotono dal torpore il pensiero debole del centrodestra ufficiale, la Fiamma Tricolore si spende, inesausta, per mettere all’indice le sopraffazioni di Falcomatà e Compagni, il Circolo Reggio 70 non ha esaurito con l’impegno elettorale lo slancio impetuoso nei confronti della città, l’esperienza e le competenze diffuse (caratteristiche misconosciute agli attuali amministratori comunali) tra i membri di “Reggio Futura”, la determinazione di “Ancora Italia” ed altre realtà e battitori liberi vari che, nel corso degli anni, sono stati testimoni di quella mancanza di arrendevolezza decisiva per ribaltare il “tavolo di sistema”. La Lega da una parte e Cambiamo dall’altro, anch’essi intervenuti con i loro rappresentanti alla dimostrazione pubblica dipanatasi nella mattinata di sabato, rappresentano, al momento, gli unici tentativi partitici di arginare il mare di dappocaggine che ha inondato la politica reggina. La vera rivendicazione, allora, non è, come potrebbe sembrare ad una analisi superficiale, quella della paternità del Waterfront, ma, più in profondità, quella della rappresentanza genuina dell’elettorato di un centrodestra allargato a tutte le organizzazioni sottrattesi al giogo falcomatiano, Un centrodestra istituzionalmente ridotto ad una partecipazione decorativa sugli scranni di Palazzo San Giorgio ha creato un buco nero, un vuoto da riempire con il lievito di una visione ideale e l’acqua dei progetti, quelli che, è stato osservato durante i discorsi succedutisi, l’Amministrazione Falcomatà ha dato prova di non saper concepire né attuare, sebbene di piccolo cabotaggio e di dimensioni ben più modeste di quelle possibili se solo fosse dotata di una impostazione lucida e di una programmazione rigorosa, Acquisire piena consapevolezza di questa corretta visione della realtà è lo step, primario quanto irrinunciabile, per togliere alibi a rapporti di forza che, nei fatti, sono quei rapporti di debolezza all’origine della (momentanea) riconferma di Falcomatà. L’appuntamento davanti al rudere del Lido comunale ha rappresentato il seme pregiato di un albero che adesso, per dare i frutti sperati dai reggini e non dal solo centrodestra, ha bisogno di essere annaffiato quotidianamente dall’assunzione di responsabilità in battaglie, perse dal centrosinistra e mai combattute dagli avversari rintanatati nei Palazzi.

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