Il tunnel degli innocenti sottoposti a inchieste giudiziarie: il buio delle preoccupazioni e la necessità della forza d’animo

Quando entri in quel tunnel, le certezze sbiadiscono. Cambiano gli sguardi della gente che legge le accuse pubblicate sui giornali, muta il contesto che ti circonda, pensieri cupi si affastellano nella mente. La notte è un susseguirsi di tensioni, le preoccupazioni ti bussano al petto e alla gola, il nervosismo picchia colpi sulla lucidità.

Tutto sembra surreale: la verità è scalfita da accuse messe nere su bianco. Ma tu non hai scelta: non ti puoi arrendere, devi lottare per far emergere la tua innocenza. Anche se tante persone, prima vicine, si dileguano una ad una; anche se tanti interrogativi ti fanno riflettere su ciò che accade in questo mondo.

Questo calvario – comune a tutti coloro che, da innocenti, inciampano nelle inchieste giudiziarie – è stato vissuto fino a qualche giorno fa da Pasqualina Straface, ex sindaco di Corigliano Calabro, scagionata a pieno titolo dal Tribunale di Castrovillari dalle accuse di associazione mafiosa, abuso d’ufficio e falso, mosse nell’ambito dell’inchiesta “Santa Tecla bis”. Al dramma personale si era accompagnato quello pubblico: commissione d’accesso e scioglimento del Consiglio comunale.

Ora che tutto è finito, Pasqualina Straface torna a “vivere”.

Impossibile dimenticare il “supplizio” al quale è stata sottoposta, i “preconcetti” della Commissione d’accesso, il rischio della condanna a 6 anni di reclusione. Ma anche la vicinanza di chi è rimasto vicino, nonostante tutto.

Pasqualina è stata forte, ha vinto la sua battaglia. Non tutti, però, hanno la sua stessa forza d’animo. E non tutti riescono a rivedere la luce.

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