Il Titanic di latta affonda e l’addio di Mauro è il suono assordante della sirena a bordo

Optando per una plateale uscita di scena, non ha reso un buon servizio all'amico Primo Cittadino

Una scelta di vita: è così che Riccardo Mauro, vicesindaco metropolitano e fedelissimo tra i fedelissimi di Giuseppe Falcomatà, ha motivato sabato mattina la decisione di non ricandidarsi.

Va presa sul serio e non considerata come una versione di comodo, perché, scendendo nel dettaglio, il consigliere comunale de “La Svolta” ha posto come basi delle sue riflessioni l’aver sacrificato la famiglia nel corso di questi sei anni di Amministrazione e ragioni di natura professionale perché, è inutile girarci attorno, i danni prodotti dalla volgarità dell’antipolitica e le ristrettezze economiche in cui si agita l’ente reggino hanno determinato un’entità dei gettoni di presenza così misera (702 euro al massimo) che nessuno, in buona fede, può pensare sia sufficiente a rendere l’attività politica locale qualcosa per cui sia possibile spendersi a lungo. Ciò detto, tuttavia, è opportuno scandagliare con attenzione il fondo melmoso nel quale la squadra del sindaco si accinge ad affrontare la volata finale che si concluderà con l’agognato ritorno alle urne. Senza fronzoli e senza giri di parole, Riccardo Mauro, optando per una plateale uscita di scena, non ha reso un buon servizio all’amico Primo Cittadino che lo ha inventato come soggetto politico ed ora si ritrova nel momento decisivo monco di uno degli uomini a lui più vicini. Per essere ancora più chiari, la domanda che ci si pone leggendo con attenzione il post su Facebook del vicesindaco metropolitano, è una ed una sola: se il sempre leale scudiero abbandona Falcomatà scegliendo di scendere dal treno in corsa, perché mai altri dovrebbero seguirlo nella battaglia per la riconferma, peraltro oggettivamente ai limiti dell’impossibile? Da settimane tra gli addetti ai lavori la voce che Mauro non si sarebbe ricandidato girava vorticosamente e, comunque la si pensi, è innegabile si tratti, agli occhi dell’opinione pubblica di un “liberi tutti”, il segnale della resa. D’altra parte, non è certo un mistero che una porzione cospicua dell’attuale maggioranza a Palazzo San Giorgio potrebbe non essere ai nastri di partenza indossando la maglietta con i colori del sindaco: da Misefari a Bova, da Nocera a Martino, da Mileto a Minniti da Serranò a Sera il drappello di consiglieri seriamente intenzionati a non ricandidarsi o a sposare progetti alternativi s’infoltisce alla velocità della luce. Uno stuolo di soldati ai quali aggiungere Emiliano Imbalzano e Paris già transitati da tempo sulla sponda del centrodestra e Demetrio Marino che, pur acquisito in corso d’opera, ha ripreso la via di casa prima delle Regionali dello scorso gennaio. Anche nelle stanze nobili della Giunta, a partire dall’assessore alle Attività produttive Saverio Anghelone, diversi sono i componenti dell’Esecutivo cittadino prossimi al passo d’addio al sindaco. Gli unici sicuri della presenza in una delle liste a supporto del Primo Cittadino sono gli indagati Armando Neri e Giovanni Muraca, gli altri due fidi militi di Falcomatà, e Giuseppe Marino, sufficientemente forte da affrancarsi dalle grinfie del Primo Cittadino. A prescindere, pertanto, dalle considerazioni offerte dal consigliere comunale de “La Svolta”, la città sta per assistere all’affondamento del Titanic di latta e le parole di Mauro, siano o meno consapevoli dei risvolti politici in esse radicati, altro non sono che il suono assordante della sirena a bordo.

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