Il professor Bombino spiega ciò che sta accadendo a Reggio: “Pseudo-intellettuali ci stanno ficcando in un tugurio popolato da marionette”

*di Giuseppe Bombino, Docente Universitario – In una Città priva di “educazione filosofica” e di veri intellettuali, la “grotta” diviene emblema e metafora dell’intero mondo conosciuto. E nell’ingannevole e illusoria percezione di un “tutto” ridimensionato ad un minuscolo spazio, crediamo che le piccole ombre proiettate sui muri dell’antro siano la realtà.
Insomma, questa, a mio avviso, la diagnosi: riusciamo a percepire soltanto l’immagine superficiale e deformata delle cose, perseguiamo gli effimeri risultati dell’osservazione empirica, essendo privati della conoscenza e dell’ampiezza effettiva dei fenomeni che vorremmo rappresentare.


E’ ciò che sta accadendo a Reggio. Si tratta di una nascente dottrina di idee proposta da taluni pseudo-intellettuali, che, convinti di condurci verso il progresso culturale, ci stanno ficcando, invece, dentro un tugurio popolato da sagome, da imitazioni, da marionette che si agitano in una “realtà fittizia”.
Platone l’avrebbe definito come il “mito della caverna”, cioè la finta dimora dell’uomo che arresta la sua conoscenza di fronte all’osservazione delle ombre che si muovono sulle pareti della spelonca.
Lo strano fenomeno della “cavernizzazione” è presente in Città ormai da qualche tempo: esso consiste nell’atto della banalizzazione di situazioni, eventi, emergenze o avvenimenti rari, quando non esclusivi, per ridurli e presentarli non già nella loro autentica e reale dimensione, bensì ad una “scala” goffamente “rimpicciolita” in modo da essere facilmente contenuta e maneggiata all’interno della grotta.
La sindrome ha severamente colpito la “ricorrenza” del cinquantenario dei Bronzi di Riace (su cui, sempre su queste colonne, abbiamo già scritto) e adesso ha fatalmente contagiato anche le iniziative di “promozione” del Bergamotto.
Mentre nel “mondo reale”, a causa dell’inettitudine, dell’incapacità e della mancanza di pensiero e di visione, restano ancora irrisolte le molteplici questioni legate alla piena valorizzazione della filiera del bergamotto (quale unica strategia per creare economia, valore aggiunto ed occupazione), nella caverna, invece, la disputa sembrerebbe essersi fermata alle più elementari lotte di quartiere tra Reggio e il resto della Calabria per rivendicare la presunta provenienza del frutto. E in questa prospettiva all’incontrario, la più grande conquista che sappiamo annunciare è l’immancabile taglio della gustosa torta identitaria al sapore dell’agrume.
Anche in questo caso, dunque, siamo costretti a registrare quanto accaduto con gli sfortunati Bronzi di Riace: gli pseudo-intellettuali difensori dell’astratta identità, in pieno delirio egocentrico, ci hanno distratti dalle riflessioni più serie, dalle vere argomentazioni, per “rinchiudere” la “questione” all’interno del piccolo perimetro della loro “caverna”, dove loro divengono protagonisti di questo spettacolino delle ombre, mentre, altrove, con il Bergamotto, interi settori dell’economia prosperano, generano ricchezza e lavoro, e guadagnano visibilità in ben più vasti e luminosi palcoscenici.
Sappiate che, al di là delle faziose proclamazioni sulla “inimitabilità” della nostra amata coltura, importanti piantagioni di bergamotto sono state realizzate in Sicilia e in Puglia (oltre che in diversi distretti della Calabria). C’è da attendersi che, nel tempo che noi impieghiamo per ribadire le nostre infantili ragioni di principio, quegli impianti entreranno in produzione. Nel breve periodo quei territori (non meno vocati del nostro) attiveranno una vera filiera, mettendo fine, pertanto, alle malinconiche occupazioni di pseudo-intellettuali che si rifiutano di abbandonare il buco nel quale si sono (e ci hanno) reclusi e da dove non riescono a vedere la verità e la realtà delle cose.
E mentre i veri intellettuali hanno perduto la voce, la mediocre condizione culturale di Reggio ingigantisce chiunque dichiari di possedere l’idea più sgangherata.
Uscite da quel pertugio, suvvia, e misuratevi quando il sole è a mezzogiorno.
Con la vostra cultura da cortile state facendo di Reggio un effimero spettacolo delle marionette, quando avrebbe meritato di essere il Teatro del Mondo.

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