Il Pd di Vibo scrive a Zingaretti e Provenzano: “Servono misure per le aziende calabresi, qui la crisi dura da sempre”

Il Circolo del Pd di Vibo Valentia ha scritto una missiva al segretario nazionale del partito Nicola Zingaretti ed al ministro per il Sud Giuseppe Provenzano chiedendo misure specifiche per le aziende ed i professionisti calabresi. Di seguito, il testo completo:

Gentile Compagno Segretario Zingaretti,
Gentile Compagno Ministro Provenzano,

Chi vi scrive è il coordinatore cittadino del PD di Vibo Valentia, Francesco Colelli.
In questo momento così preoccupante e drammatico per la storia del nostro paese queste nostre parole potrebbero risultare superflue e fuori luogo, ma pensiamo che possano servire per dare una visione più ampia a Voi ed al Governo tutto.
Comprendiamo che la priorità di azione dev’essere riservata alla tutela della salute pubblica, ma non si possono più rimandare interventi economici che, per come vengono presentati, rischiano di essere inadeguati ed insufficienti e, soprattutto, lasciano intuire che l’Italia sia economicamente uguale da Bolzano a Canicattì. Non è assolutamente così.
Il nostro territorio, Vibo Valentia, ma lo stesso vale per la Regione Calabria, vive da anni una situazione economica drammatica, dettata dallo spopolamento dei nostri centri, dalla chiusura di grandi impianti (ad esempio Italcementi) e della consequenziale morte dell’indotto economico, dalla morte del piccolo commercio che era il cuore pulsante della nostra città, dall’indebitamento degli enti locali che ne ha annullato i servizi, in modo particolare per le fasce più deboli.
La crisi economica, che stanno vivendo floridi centri come ad esempio Milano o Bergamo, noi la stiamo già vivendo da almeno dieci anni: ogni mese cittadini, piccoli imprenditori e professionisti sono impegnati in una vera e proprio “lotta per la sopravvivenza”, tartassati da uno Stato che, per troppo tempo, è stato un vero e proprio regime fiscale, incapace di osservare il dramma sociale che, lentamente, ci ha logorati. Il post-epidemia, in questa provincia, creerà un vero e proprio deserto economico con micro e medio imprese che, con buone probabilità, non riapriranno le loro attività e che, oggi, si vedono abbandonate da uno Stato che fa gli occhi dolci a Confindustria e quasi si dimentica dei gradini economici più bassi.
Le vostre misure si basano sull’accesso al credito, in sintesi “indebitatevi per ripartire”, come se debiti le nostre aziende non ne avessero già abbastanza. Evocate percentuali di credito di imposta per recuperare i fitti, ma trascurate il fatto che ai piccoli imprenditori oggi manca la liquidità anche per pagare una bolletta. Parlate di rinvio dei versamenti fiscali; ma, se non si hanno i soldi ora, non vediamo con quali “mancati guadagni” si potranno fare i versamenti a Maggio. Dite che “nessuno sarà lasciato indietro”, ma sappiate che l’azienda messa meglio, qui, deve tre o quattro mensilità ai propri dipendenti; non perchè siano tutti ingordi spendaccioni, ma semplicemente perchè già si facevano i conti con la povertà prima dell’epidemia di coronavirus. Dite bene che bisogna pensare anche ai “senza reddito”, a chi sopravviveva con qualche giornata su un cantiere, magari anche “in nero”, quegli stessi che oggi sono affidati alla solidarietà della collettività, dimenticati, ultimi fra gli ultimi. E i professionisti? Dopo averli messi nelle mani delle Casse di categoria, le stesse a tutt’oggi continuano a latitare, non garantendo alcun tipo di sussidio per far fronte a spese professionali e familiari. Parlate di stop a mutui e prestiti, ma le rate continuano ad essere riscosse. Parlate di “fine della crisi” ma sappiate che qui molte attività non riapriranno proprio alla fine del lockdown e molti stanno pensando in quale paese emigrare per lavorare. In sintesi, caro Segretario e caro Ministro, ci apprestiamo a sconfiggere il virus creando un deserto economico e sociale senza precedenti.
Il compagno Alexander Dubcek sosteneva che “per ogni testa ci vuole un cappello”… Non si può pensare che nella variegata Italia le misure possano essere le stesse per la ricca Lombardia e per la povera Calabria! È per questo, per la fiducia che riponiamo nei Vostri confronti, che Vi chiediamo di iniziare ad ascoltare il nostro territorio, incontrando realtà che potrebbero sopravvivere al coronavirus ma che, probabilmente, moriranno di fame o, con grande probabilità, finiranno in mano all’usura. Al nostro Partito adesso spetta una scelta epocale: capire chi vogliamo rappresentare: le grandi Lobby economiche oppure lavoratori, partite IVA, professionisti e piccoli imprenditori? A voi la scelta.

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