Dicono – un po’ tutti – che le aree interne debbano essere attenzionate, sostenute, accompagnate verso “uno sviluppo sostenibile”. Dicono e non fanno, perché alla fine quello che sembra contare sono gli equilibri (pardon, gli interessi) politici. Lo si capisce da programmazioni standardizzate, stese per trasferire risorse da un Ente all’altro, con quello sovraordinato che pensa solo a disfarsi dei fondi per giustificarsi con i livelli superiori e quello di destinazione finale che magari non è attrezzato per gestire le operazioni (la quantità e la qualità del personale spesso lasciano a desiderare) o forse non ce la fa perché l’obiettivo imposto non è coerente con le esigenze territoriali.
Nell’oceano di esempi che si potrebbero portare a riprova di questo assunto (potremmo cominciare dal PNRR) ce n’è uno nostrano che oscilla tra l’indifferenza della gran parte di cittadini ormai disaffezionati, il silenzio complice di chi appoggia la maggioranza regionale e soprattutto il colpevole “laissez faire” di chi la osteggia (in teoria).
Il Parco delle Serre, che quando serve viene dipinto come strumento di crescita sociale ed economica oltre che di tutela ambientale, è senza una guida da fine novembre. Proprio adesso che le cose iniziavano a funzionare, che si intravedeva un certo dinamismo. Nemmeno uno straccio di commissario, come è avvenuto negli ultimi vent’anni. Già, perché ormai non si osa nemmeno pensare ad un presidente ma si gioca al ribasso puntano sulla figura del commissario. Dopo un arco di tempo così lungo, non ci sarebbe motivo di bonificare un Ente né di concentrarsi su un’azione specifica: occorrerebbe, invece, una banale normalità, nella sostanza e pure nella forma. Ed invece si naviga a vista. O meglio si tenta la strambata giusta (prendiamo a prestito un termine tipico della vela) per piazzare questa o quella pedina. Chi dice blu, chi dice verde, chi dice del colore di chi comanda. Perché, in fondo, torniamo sempre là: è tutto nelle mani di chi comanda, di chi decide quali sono le priorità e quali sono gli aspetti marginali. La sensazione è che da qualche anno le esigenze impellenti siano quelle del Cosentino, mentre il Vibonese possa aspettare, e poi aspettare, e poi aspettare ancora. Se il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto c’è, batta un colpo, non vorremmo che per rivederlo ci voglia un’altra “Festa del fungo” a pochi giorni dalla prossima campagna elettorale. Decida lui e decida il centrodestra: s’imprima una svolta vera, non di facciata, buona solo come spot. Si costituisca a tutti gli effetti la governance del Parco. Si smetta con la pratica del commissariamento, utilizzata sovente perché se decide uno solo, non c’è bisogno di discutere e di “spartire” con altri. È l’ora della verità e di dimostrare quel coraggio di cui finora si è fatto sfoggio solo a parole e per vano narcisismo.