Il mistero delle porte girevoli della Reggina

Chissà da quale cilindro Luca Gallo tira fuori i direttori generali e chissà mai qual è la maledizione che su di essi si abbatte una volta arrivati in riva allo Stretto. Continuando di questo passo, non reggerebbe nemmeno il confronto con il rapporto tra Zamparini e gli allenatori di Venezia e Palermo. Sta di fatto che, presentatosi nel gennaio del 2019 ostentando fiducia in Vincenzo Iiriti, addirittura artefice massimo dell’acquisto della Reggina da parte del presidente, appena tre mesi più tardi lo stesso è scomparso dai radar. Un’evaporazione improvvisa, di cui ancora oggi, a distanza di anni, nulla si sa e sulla quale in troppi hanno preferito non fare domande e non dare adito a curiosità di sorta.

E’ riuscito, invece, a scollinare l’anno di permanenza a Reggio Calabria il suo successore, Andrea Gianni: tredici mesi, un record, e poi via a preparare le valigie. A quel punto fermi tutti e mansioni affidate all’Amministratore Delegato dell’epoca, Federica Scipioni, di cui pure, all’inizio del 2021, si sono nel frattempo perse le tracce. In quella stessa fase l’incarico viene assegnato a Tonino Tempestilli, storico team manager della Roma di cui per 6 stagioni aveva indossato la maglia: nemmeno il tempo di prendere confidenza con il ruolo e, trascorsi due mesi due, il benservito. E’ allora, nel febbraio di quest’anno che spunta dal nulla Giuseppe Mangiarano. Un curriculum da Segretario prima del grande salto dietro la scrivania da Direttore Generale, ma chissà, magari è il giro giusto. Ma non c’è nulla da fare, qualcosa o qualcuno rende ancora l’aria irrespirabile per tutti gli attori sul palcoscenico impedendo una navigazione tranquilla lontano dal campo. Mettendo da parte il comunicato ufficiale che disegna scenari rosei, idilliaci, ma purtroppo, lontani anni luce dalla realtà e dalla verità dei fatti, anche la testa di Mangiarano salta con un taglio netto appena nascosto dalla risoluzione consensuale del contratto. Sia chiaro, la sua brevissima sosta in città non solo non ha lasciato il segno, ma anzi si porta dietro rancori e cadute di stile, ambiguità e scivoloni. Riprendendo in mano la sorprendente nota diffusa dalla società e volendola considerare, solo per un attimo, qualcosa di serio, ci sarebbe da chiedere quali fossero le tappe del “percorso tracciato lo scorso febbraio, che ha visto il DG entrare fin da subito in un ruolo centrale, sotto il profilo della messa in sicurezza dei conti e della razionalizzazione delle risorse”. Le condizioni squallidamente disgustose del manto erboso dello stadio “Granillo”, con annessa corsa ai ripari, non prima di aver perso la faccia davanti all’Italia tutta, come si conciliano, per esempio, con la “messa in sicurezza dei conti e la razionalizzazione delle risorse”? E con la “professionalità e la lungimiranza”? Addirittura il percorso sarebbe stato completato in soli sei mesi e, niente di meno, “dopo aver raggiunto brillantemente gli obiettivi prefissati”. E’ dato conoscere le motivazioni alla base della “reciproca soddisfazione”? Essendosi il rapporto interrotto così bruscamente e brutalmente, dopo appena due giornate dall’inizio del campionato, è singolare che si decida, consensualmente, di non proseguire un rapporto ai primissimi passi. Non è un mistero, vedendo la giostra impazzita di personaggi, alcuni più improbabili di altri, alcuni più fuori luogo di altri, che la struttura societaria della Reggina non ha ancora una fisionomia definita. Pasticciata, con una sovrapposizione di ruoli non adeguata al blasone del club, avrebbe bisogno di una bonifica radicale che, però, non preveda porte girevoli, accesso privilegiato per chi ha fatto delle relazioni, pubbliche e private, l’unica scorciatoia verso una gloria (passeggera).

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