Il metodo Cannizzaro per la Città Metropolitana

Come fosse un mantra ideale, un principio inderogabile: mettere in pratica ciò che si dice. Un impegno morale talmente radicato che, nella mente del sindaco Francesco Cannizzaro, la tempistica arriva quasi a essere sovvertita. Come se fosse una sequenza continua di profezie che si autoavverano: dire ciò che già sa con certezza si compirà.

Per il resto, secondo un metodo che cittadini e operatori dell’informazione hanno presto assimilato, vige una riservatezza totale, incondizionata.

Anche nel caso delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Metropolitano di Reggio Calabria la regola non ha ammesso eccezioni. Nel corso delle settimane precedenti il voto del 24 e 25, e anche dopo, per la verità, Cannizzaro aveva anticipato che la volontà, direttamente esplicabile sulla propria parte politica, sarebbe stata quella di spostare la città capoluogo dal ruolo baricentrico dell’asse politico-amministrativo di Palazzo Alvaro, per dare il massimo respiro alle istanze provenienti da tutte le fasce del territorio provinciale.

Così doveva essere e così è stato, come è apparso evidente già al momento dell’ufficializzazione delle candidature. L’esito, dunque, non avrebbe potuto essere diverso: tutti i consiglieri metropolitani del centrodestra sono espressione delle varie aree che caratterizzano le differenti sfaccettature del Reggino. Nessuno affonda il proprio percorso politico nelle dinamiche cittadine.

Da parte del sindaco si registra, inoltre, la massima apertura nei confronti dei quattro esponenti della minoranza. L’auspicio è che le fisiologiche contrapposizioni politiche restino circoscritte alle dinamiche di Palazzo San Giorgio e non impediscano il contributo di idee e proposte che ciascuno può offrire. A trarne beneficio, del resto, non sarebbero i singoli schieramenti, bensì l’intera collettività. Anche questo rappresenta un tassello del metodo Cannizzaro: un metodo dai contorni netti, nel quale la sfida di ricollocare Reggio Calabria e la sua area metropolitana in una dimensione pienamente internazionale presuppone che tutti, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli, concorrano al perseguimento dello stesso obiettivo.

Un risultato che presenta almeno una duplice valenza. Chi è stato scelto dall’elettorato per sedere sugli scranni dell’Aula di Palazzo San Giorgio ha il dovere di impegnarsi al massimo per fornire il proprio contributo alla rinascita di Reggio Calabria, dopo un lunghissimo periodo di infelicità e miseria, morale e materiale.

A ciò si aggiunge un secondo elemento, politicamente dirimente: la Città Metropolitana è un ente che abbraccia l’intero territorio provinciale e, come tale, merita di essere il luogo nel quale le esigenze della Jonica e della Tirrenica, della Piana e dell’entroterra, dei piccoli borghi e dei centri più popolosi godano della medesima dignità al cospetto dell’istituzione e dei suoi rappresentanti.

Peraltro, come rilevato pubblicamente dal Primo Cittadino in occasione della proclamazione ufficiale dei consiglieri, essendo amministratori provenienti dalle zone più diverse e profondi conoscitori delle rispettive realtà, essi potranno rivolgere uno sguardo attento e puntuale ai territori che rappresentano. Solo così l’Ente potrà dispiegare appieno le proprie potenzialità di sostegno e di risoluzione delle questioni che via via emergeranno.

Potenzialità destinate a rafforzarsi con il trasferimento di deleghe e funzioni dalla Regione alla Città Metropolitana. Un passaggio che, nella roadmap di Cannizzaro, si completerà gradualmente proprio per favorire la migliore riuscita della transizione tra i due organismi.

L’obiettivo è mettere la Città Metropolitana nelle migliori condizioni possibili per rispondere con la massima tempestività alle necessità, numerose e variegate, delle aree vicine e lontane della provincia.

Un motivo ulteriore per accelerare, altro tratto distintivo del metodo Cannizzaro, la convocazione del Consiglio Metropolitano. L’onda dei problemi, infatti, tende continuamente ad alzarsi e, per annullarne le conseguenze e riportare la nave in acque placide, serve davvero la figura che il Primo Cittadino ha in mente: il miglior sindaco metropolitano che la storia abbia conosciuto.

Il tempo, nella circostanza delineata dalla natura e dalla quantità delle difficoltà presenti a ogni latitudine del territorio, è un nemico impietoso, perché troppo spazio ha conquistato a causa delle lentezze e dell’inattività accumulate nel recente passato.

Un passato al quale il sindaco guarda meno di zero, perché tutta la sua attenzione è orientata in un’unica direzione: rendere finalmente piena giustizia all’intera area metropolitana, valorizzandone tutti i versanti: geografici, culturali e sociali.

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