Il Lido Comunale cade a pezzi travolto da ondate di incompetenza

Ennesimo scivolone di una classe dirigente che presto sloggerà, ma solo dopo aver lasciato cumuli di macerie

E’ da oltre un quarto di secolo che l’opinione pubblica schiuma rabbia non appena qualche inchiesta giudiziaria sfiora pubblici amministratori ed esponenti politici in odore di presunta corruzione, poi magari demolita dalla verità fattuale e processuale.

Non sarebbe inopportuno,invece, che una minima parte di quella indignazione collettiva venisse canalizzata verso una categoria parimenti imperdonabile: quella dei pubblici amministratori e degli esponenti politici che, spesso con la complicità di una burocrazia sciatta e lavativa, si lascia sfilare sotto il naso vagonate di milioni di euro disponibili e da rimpiangere solo per l’incapacità di spenderli. Denari sottratti alle comunità interessate e che ne avrebbero potuto beneficiare nel caso quelle somme fossero state in mani sicure. Succede ovunque, ma, come noto e numeri alla mano, molto più frequentemente al Sud, il che rende la colpa ancora più intollerabile. A brillare, facile da intuire, è la Calabria e Reggio nel microcontesto regionale si erge per la “qualità” degli scivoloni. E’ di tutta evidenza, infatti, che in ambienti depressi come quello della città dello Stretto ogni centesimo di euro buttato dalla finestra è un atto sacrilego, ma quando ad essere penalizzati sono interventi incidenti, direttamente o indirettamente, sulle inespresse potenzialità turistiche, l’inefficienza genera devastazioni smisurate. Eppure è successo: ad esserne vittima, per esempio, è lo scheletro, esangue e martoriato, del Lido Comunale, che non usufruirà di un ingente gruzzolo buono per rendersi almeno presentabile. Insensibili al senso del ridicolo, ad ingigantire la drammaticità delle conseguenze derivanti da una gestione dannosa della Cosa Pubblica, ci ha pensato la stessa Amministrazione targata Giuseppe Falcomatà che, per bocca del consigliere delegato al Turismo (?), tal Giovanni Latella, ha avuto l’ardire di presentare ai cittadini la notizia che la struttura balneare principe riaprirà i battenti entro metà luglio (!). Sarebbe comico, se solo non fosse tremendamente deplorevole, immaginare di fornire una tempistica del genere per una realtà che, amministrata con serietà e competenza, non dovrebbe avere i cancelli chiusi nemmeno un giorno dell’anno. Il tutto condito dalla triste circostanza che, per questa stagione, sarà possibile recuperare solo 150 cabine: una sorta di timbro ufficiale alla trasandatezza di una classe dirigente che da Palazzo San Giorgio presto sloggerà, ma solo dopo aver lasciato macerie da cui sarà difficile ripartire.

Contenuti correlati