Il fuggitivo

Da una parte la mannaia inesorabile di un fatto (il polemico abbandono dell’Aula consiliare preceduto da un istintivo lancio dei fogli da parte di Nino Minicuci al culmine del suo intervento, che in tutta la sua simbolicità, squarcia il velo dell’ipocrisia, lasciando in compagnia esclusiva dei loro vaniloqui gli esponenti della maggioranza di centrosinistra. Dall’altra l’eterea illusione di avere conservato, nonostante lo scandalo brogli, una quota minima di rispetto da parte di gran parte dell’opinione pubblica. Una frattura brusca con la realtà che impedisce al sindaco Giuseppe Falcomatà, in piedi a pontificare nella soave inconsapevolezza di ciò che era accaduto sotto i suoi occhi (dev’essere una brutta abitudine), senza sapere a quale gancio di plastica appigliarsi per provare ad arrampicarsi, come sempre, sugli specchi.

Così su due piedi non ha avuto di meglio che servirsi, sì servirsi è il termine più idoneo, del disastroso terremoto in Croazia per buttare ancora una volta la palla in tribuna. Un gioco degli specchi surreale in cui ha accusato i rappresentanti del centrodestra, nel frattempo recatisi in Prefettura per partecipare al suo inquilino le loro preoccupazioni in ordine allo stato della democrazia in una città ferita a morte da elezioni truccate, degli stessi peccati di cui egli si stava, more solito, rendendo autore. Un gesto, quello delle minoranze (eccezion fatta per Saverio Pazzano) di correre via dalla turpitudine che ha seppellito la sede del Civico Consesso dopo l’infamia del voto rubato ad anziani e morti, funzionale a salvaguardare la nobiltà di un’istituzione sfigurata dall’accondiscendenza complice degli amici di Castorina. Imputando loro di sottrarsi al confronto, ha fatto finta di non sapere che i membri delle minoranze non gli riconoscono più, proprio per il suo mutismo reticente e falso, nemmeno il ruolo di interlocutore, men che meno quello di Primo Cittadino. E’ lui ad aver disertato le responsabilità in capo ad un sindaco, ad essere scappato dai sospetti, ad essere fuggito dall’onere degli obblighi di coscienza in capo ad un sindaco riconfermato grazie ad una consultazione elettorale truffaldina. L’azione compiuta stamane merita continuità: in occasione di ogni seduta del Consiglio comunale i componenti delle opposizioni siedano sugli scranni il tempo necessario per ricordare l’offesa arrecata alla città tramite la competizione elettorale contraffatta, aggiungano quello che hanno da dire sui vari gravissimi problemi sofferti dai reggini come ha fatto oggi Filomena Iatì (Per Reggio Città Metropolitana) e poi se ne vadano sdegnati: è l’unico modo per mantenere fede al mandato di rappresentanza conferito loro dall’elettorato.

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