I granelli dell’ampolla superiore della clessidra sono sempre di meno: il tempo stringe, consente meno mosse e calcoli, richiede praticità. Soprattutto, adesso occorre prendere decisioni definitive. Come quelle della nuova compagine “La Restanza” che ha tracciato la sua traiettoria: c’è il candidato a sindaco, c’è una squadra (migliorabile, ma già grossomodo definita), c’è un progetto. Il nuovo movimento civico, nello schema della competizione elettorale, si aggiunge a “Liberamente”, “Rinascita Comune” e all’annunciata lista di Valeria Giancotti.
Il dovere di equidistanza del giornalista impone di garantire parità di spazi e trattamento: è quello che “Il Meridio” farà. C’è poi un diritto/dovere di analisi che prenda le mosse dalla realtà, che segua il criterio della logica e che sia coerente con ciò che è e con ciò che viene percepito dalla popolazione. In poche parole, bisogna dire le cose come stanno.
Come in ogni sfida, va tenuto conto del dato “storico” e delle novità intervenute. Il primo criterio indica un favorito: un po’ come nel calcio, chi ha vinto lo Scudetto l’anno scorso parte avanti nell’immaginario collettivo. D’altronde, l’attuale Amministrazione non ha subito scossoni, mantiene il suo zoccolo duro di candidati ed elettori, deve dire ciò che ha realizzato e spiegare i motivi per cui non è riuscita a portare a compimento ciò che è rimasto nella voce “da attuare”. Sulla carta, “Liberamente” ha una lista non invincibile, ma comunque forte. Va verificato quanto il realizzato coincida con le aspettative sorte nel 2020, quanto soffi ancora il vento della “rivoluzione dolce” di Barillari & Co., se la credibilità e la capacità di attrarre siano aumentate, diminuite o rimaste intatte.
In pista per opporsi c’è oramai da diverse settimane Vincenzo Damiani, che guida una lista civica con una netta impostazione: trazione a sinistra, è condotta da uomini con una chiara esperienza alle spalle. Target elettorale ed appeal sono il riflesso di questa ossatura. È lo sfidante tradizionale: va capito il quoziente di fiducia che ispira nella gente. Il livello di questo parametro demarcherà il confine tra vittoria e sconfitta.
Sarà presente, stando a quanto corre sui social, una lista con una predominante componente femminile capitanata da Valeria Giancotti, che non ha mai nascosto le proprie aspirazioni. A sostegno Lucia Rachiele, Bruno Rosi e Vito Regio; gli altri candidati non si conoscono e, di conseguenza, al momento non è decifrabile la capacità d’incidere nello scacchiere elettorale.
La presentazione del team di Adriano Tassone è – temporalmente parlando – l’ultima news. Le impressioni scaturite dalla conferenza stampa non sono negative: gruppo giovane, con coefficiente di esperienza amministrativa complessiva da rivedere ma anche con un carico di entusiasmo addirittura sorprendente. Tassone ha giocato bene la sua carta per ottenere la candidatura superando i pronostici (primo fra tutti quello di chi scrive) degli scettici, ha costruito un asse affatto scontato con Maria Rosaria Franzè, è partito in punta di piedi per alzare gradualmente la posta. Un underdog umile, rispettoso, che ha costruito pazientemente una rete. Quanto solida, lo scopriremo tra meno di due mesi. Intanto, suscita una curiosità inattesa: dovrà trasformarla in simpatia, ergo in voti. L’obiettivo è ribaltare un altro pronostico, quello decisivo.
C’è infine una sempre più assottigliata possibilità di semplificazione dello scenario. Ma si rientrerebbe nel campo dell’incoerenza (che, per carità, non viaggia su binari troppo diversi dalla politica): tralasciando le basi strategiche di un ipotetico accordo, è difficile che vada in porto. L’unica lista senza nome e logo, quindi nemmeno ufficiosa, è quella di Giancotti. Tutti pensano (a torto o a ragione) che teoricamente solo lei possa fare un passo indietro: l’interessata – allo stato – non ha però nessuna intenzione di compierlo. E d’altra parte come si potrebbe (ri)associare Vito Regio e Luigi Tassone dopo la cancellazione del patto di palazzo Chimirri? Come legare lo stesso Regio a Barillari dopo le feroci critiche ascoltate e lette nel corso degli ultimi anni? Come riaggregare Bruno Rosi con Adriano Tassone dopo la caduta del primo ad opera del secondo (e degli allora salerniani) a poche settimane dalla fine della consiliatura 2011-2016?
Ci vorrebbero fantasia e immaginazione, ma – si sa – la politica è pur sempre l’arte dell’impossibile.