Il coronavirus spazza l’egoismo del “prima io”: è arrivata l’epoca del “prima tutti”

Lasciarsi guidare dalle stelle comete della solidarietà genuina e della fratellanza benevola

Per individuare con precisione lo spartiacque tra un mondo ormai finito ed uno di cui si intravedono già le prime luci fioche non serve allontanarsi dalle cronache in cui siamo immersi da settimane. E’ sufficiente rimanere nell’alveo della categoria professionale al centro delle nostre speranze: quella dei medici.

Da una parte la moltitudine di “soldati della vita” che, ammaccati da insopportabili equipaggiamenti “lunari”, scavano ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno ed ogni notte, la trincea da cui difendere il genere umano dal nemico virulento. Dall’altra gli imboscati, gli approfittatori, i codardi, gli arraffa denari senza fattura che, sfruttando un camice bianco sporcato dai loro comportamenti avidi, si sono già ora fuori dai giochi con le loro stesse mani zozze di egoismo. Questa, si badi bene, sarà una linea di demarcazione, netta, nettissima, che varrà per chiunque: chi vorrà adeguarsi al mondo post-coronavirus sappia fin d’ora che è calato il sipario, definitivamente, il mantra del “Prima io”. A dimostrarlo in maniera lapalissiana è proprio il modo in cui (quasi) tutti stiamo giocando la partita della sopravvivenza. Da un lato, affollatissimo, i tanti che, al chiuso delle rispettive abitazioni, contribuiscono, ciascuno nel suo piccolo, a togliere fiato e gambe al contagio; dall’altro lato i pochi, pochissimi, che sono refrattari alla condivisione, incapaci anche solo di cogliere il significato stesso di “bene comune”. Ebbene, finalmente, non sono più visti, come accadeva fino all’esplosione della pandemia, come furbetti quasi da invidiare perché “loro sì che sanno come si sta al mondo”, ma come untori criminali il cui comportamento può mettere a rischio il felice esito della guerra totale al virus. E’ la testimonianza storica che solo lo sforzo profuso collettivamente può aiutare a supportare la fatica immane dei veri medici, dei veri infermieri, dei veri operatori sanitari in generale. Barricarsi in casa non è, come potrebbe pensare qualcuno, il rimedio individuale per salvare la propria pelle, ma il tassello da incastrare in mezzo a quelli di tutti i nostri simili con l’intento universale di superare una crisi così drammatica. Cambierà, dunque, il paradigma che ci aiuta a comprendere la quotidianità, che rende intelligibile ai nostri occhi lo stare al mondo. Ci ritroveremo a guardare ai problemi non più come ostacoli da superare privatamente, ma sfide da vincere insieme. Al netto della retorica stucchevole, pure presente in questa fase, a trionfare sarà un rinnovato senso d umanità. Stiamo gettando i semi ed il raccolto arriverà soltanto quando avrà inizio la difficile ricostruzione. Lì, in quello spazio, in quell’istante, non ci sarà più spazio per il “mors tua vita mea” di ispirazione liberista. Già adesso ciò che appariva inverosimile fino a ieri, oggi è diventato non solo possibile, ma indispensabile: sforamenti di debito, deficit, freddi parametri numerici, tutto sbeffeggiato da un diavolo invisibile. Per chi volesse comprendere meglio, e concretamente, il nuovo scenario concettuale di cui siamo al tempo stesso attori e spettatori, vada a scorrere l’elenco delle priorità poste all’attenzione dal collettivo “La Strada“: lo abbiamo pubblicato ieri, martedì (è possibile leggerlo qui). Un elenco apparentemente di semplice buonsenso, in realtà rivoluzionario perché ribalta il “Prima noi-Prima io” fondamento imprescindibile di quell’egoismo sociale che tanto veleno ha inoculato nella società malata, oggi davvero tale e non solo in senso metaforico. Dare risposte, in questo periodo di estrema difficoltà, alle difficoltà dei più fragili, questo è ciò che è stato chiesto. Lasciarsi guidare dalle stelle comete della solidarietà genuina e della fratellanza benevola, volgendo lo sguardo verso chi ne ha maggiore bisogno: dai disabili ai senza fissa dimora, dai lavoratori obbligati dalle necessità ad effettuare prestazioni in nero agli sfortunati che, soli nelle strade deserte, tendono la mano ai fantasmi; dalle vittime di violenze domestiche ai troppi ancora mortificati dall’inidoneità dell’Amministrazione Falcomatà incapace, addirittura, di non garantire una regolare erogazione idrica in diverse aree della città. Una mancanza, da sempre inaccettabilmente grave, ma oggi, nell’epoca dell’emergenza sanitaria, da ascrivere a condotte ingiustificabili e da bandire con ferma decisione per i pericoli ad esse connessi. Ebbene, tutti voi che ancora non lo avete immaginato: cominciate pure ad abituarvi al futuro, perché guardare il mondo dalla prospettiva dell’altro, parte fondamentale della comunità senza la quale “io” non sopravviverei, sarà finalmente il nuovo modello imperante. Farete bene ad abituarvi, ad adattarvi anche simulando. Farete bene a familiarizzare pure con una nuova presenza dello Stato, è ad esso che abbiamo guardato tutti, non al privato a caccia selvaggia del profitto: l’alternativa è quella di essere travolti, come è stata travolta in un attimo l’illusione dell’ingordigia capitalistica alimentata da una politica asservita agli oscuri interessi di finanzieri grandi e anche piccoli, ma comunque disposti a raccogliere, da bravi cagnolini scodinzolanti, anche le briciole più insapori cadute dalla tavola imbandita ed ora ribaltata.

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